Pagina:Antigone.djvu/49

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264 A N T I G O N E


Dell'esule Fratel? L'ardì sol ella.
Il Padre cieco, da tutti diserto
In chi trovò, se non in lei, pietade?
Giocasta infin, già tua Sorella, e cara,
Dicevi tu; qual s'ebbe afflitta Madre 105
Al suo immenso dolor conforto? Quale
Fida compagna al lagrimar? Qual Figlia
Altra, che Antigon', ebbe? _Ell'è d'Edippo
Prole, dì tu; ma sua virtude ammenda
Ampia è del non suo fallo. Ancor tel dico; 110
Non è di Regno il suo pensier: felice
Vedermi a costo suo mai non lo spera.
Deh il potess'ella al mio! Del Mondo il Trono
Daria per lei, non che di Tebe.

Creonte.

            ..... Or dimmi:
Amato se' tu parimente?

Emone.

             Amore 115
Non è, che il mio pareggi. I' non son'io
Amato, nò: s'ella non m'odia, è quanto