Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/210

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184 argonautica.

     Scendea sotto alla terra ottenebrata,
     Là oltre i monti d’Etiopia estremi,
     1550E la Notte i cavalli al cocchio aggioga.
     Allor presso alle amarre i letti loro
     Stesero i Minii; ma dell’Orsa appena
     S’inclinò il lucid’astro e il cielo e l’aere
     Tacque in alta quïete, ad un solingo
     1555Loco Giason, come notturno ladro,
     Furtivamente s’avviò con tutto
     Che gli fa d’uopo, e che nel dì s’avea
     Già procacciato: un’agnelletta e latte,
     Cui da un ovile Argo ebbe tratto; il resto
     1560Dalla nave ei ne tolse. E poi che vide
     Fuor della pesta della via comune
     Un tranquillo recesso in mezzo a prati
     Che di chiare acque irrigansi, da pria
     Là, com’è rito, si lavò nel sacro
     1565Fiume il nobile corpo; un bruno ammanto
     Poi si vestì, di che gli fêa già dono
     Issipile di Lenno in ricordanza
     D’amor malventuroso. Indi, scavata
     Cupa e larga d’un cubito una fossa,
     1570V’alzò dentro di legna una catasta;
     Scannò l’agnella, e la vi stese sopra;
     Poi, posto sotto a quelle schegge il foco,
     Ne fe’ sorger la fiamma, e su v’effuse
     Le miste libagioni, a’ suoi cimenti
     1575Adiutrice invocando Ecate Brimo.
     Fatto il priego, partissi. Udì quel priego