Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/218

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192 argonautica.

     1780Disco immane di Marte, e cui da terra
     Punto pur non avrian quattro robusti
     Giovani sollevalto; ed ei con mano
     Abbrancollo, e ben lunge in mezzo a quelli
     Lo slanciò di gran forza; indi acquattossi
     1785Senza timor dietro lo scudo. I Colchi
     Schiamazzâr con fracasso a par del mare
     Che frange e freme a scabri scogli incontro,
     Ma del gran masso alla gittata attonito
     Stette Eeta. I giganti un sovra l’altro1
     1790Corsero urlando come presti cani,
     Strage a far l’un dell’altro, e su ’l materno
     Campo cadean sotto lor aste, a guisa
     Di pini o querce che trabocca a terra
     Turbinosa bufera. E qual si spicca
     1795Un fulgid’astro illuminando il cielo
     Di lunga riga, meraviglia all’uomo
     Che per lo tenebroso aere lo vede
     Raggiando trasvolar; tal su i giganti
     Precipitar d’Esòn si vide il figlio.
     1800Nuda in pugno ha la spada, e taglia e miete
     Rinfusamente e quei che fuor del suolo
     Sporgeano ancor con solo il ventre e i fianchi,
     E quei che con le spalle, e a cui già tutta
     Fuori sta la persona, e chi già corre
     1805A far battaglia. E come avvien che quando
     Rumoreggia la guerra insù ’l confine,
     Paventando il villan non gl’inimici

  1. Var. al v. 1789. Stette Eeta. I giganti l’un su l’altro