Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/121

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vita di domenico cirillo 117

a sue spese nella sala della clinica un monumento alla gloria di sette illustri professori che lo avevano preceduto, e vi inaugurò con solenne pompa i ritratti di Serao, Cotugno, Dolce, Cirillo, Giannelli, Villari e Sementini.

«Queste mute immagini, diceva il professore Benenedetto Vulpes, leggendo il discorso inaugurale nel novembre del 1835, ricordano. ... in Domenico Cirillo il medico forte che, con vigore e disinteresse, autorevolmente introduce nuovi metodi di curare e nuovi rimedi»1.

  1. Ma recatomi nella sala clinica degl’Incurabili, con mia somma sorpresa e dolore non rinvenni punto il ritratto di Domenico Cirillo, e facendomi sperare quel direttore signor Orlale, che avesse potuto essere trasportato nel nuovo Ospedale clinico, quell’altro cittadino Tito Trisolini mi accompagnò nell’Archivio per farmi assicurare che quel ritratto non fu trovato, e non vi erano degli antichi ritratti che quello di grandissimo pregio artistico del sommo Marco Aurelio morto di peste nella metà del secolo XVI, e un altro mediocrissimo del Villari che pare anche più antico a quello inaugurato dall’Antonucci.
    Almeno ebbi la fortuna, dopo infinite ricerche, di ritrovare altri ritratti del Cirillo, uno in casa del signor Domenico Ricca in Santa Maria di Capua, proveniente dalla eredità dello zio Francesco Ricca fra’ discepoli prediletti del grande maestro, come accennai avanti, un altro in Napoli nella casa del medico signor Stefano Ricca, fratello al precedente, ed è il busto del Cirillo disegnato nel ritratto del medesimo Francesco. In Caserta presso Giuseppe Cirillo, discendente per retta linea dal giureconsulto Giuseppe Pasquale, poichè figlio di Luigi nato da un Giovanni avvocato, che nacque da quello, vidi un terzo ritratto che non è somigliante per le fogge esterne, ed anche un pochino per li fisonomia più vivace che non sia negli altri: pare uomo di 40 anni, veste siccome medico di corte, abito msso gallonato di argento, panciotto nero chiuso, con ricami d’oro, e sempre cravatta bianca, capelli incipriati, ma senza ricciolini alle tempie. Una finissima e simigliantissima miniatura è presso la onoranda Rosa Valletta ancora vivente (1870), vedova del medico Vincenzio de Renzis di Paterno, sopra una bella tabacchiera di tartaruga, del diametro di un decimetro, con due cerchiature di oro finissimo, la quale fu un dono che il maestro fece al chiaro e segnalato discepolo, che era anche il marito della figlia di un suo collega nella Università, giureconsulto e poeta Nicola Valletta. La quale miniatura dovett’essere l’opera del giovane italiano Zuccarelli che già incominciava a farsi conoscere fra’ miniaturisti, ovvero più probabilmente del francese così noto allora signor Dune.
    Questo ritratto fu guida agli scultori i quali han finora tentato il busto del Cirillo; e da esso il valente artista Ricca trasse una grande e una piccola fotografia, forse più felice questa che quella.
    È in abito rosso scuro, mezzo abbottonato, panciotto e cravatta bianca, capelli incipriati con le buccole, incarnato vivo.