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società ligure di storia patria 187

desimi e delle relazioni corse a loro riguardo fra il Banco

e la Santa Sede.

Nel 1868 la Società avea pubblicata nel volume VIII de’ suoi Atti una collezione di Documenti ispano-genovesi, tratti dall’Archivio di Simancas e riguardanti in ispecie il periodo che corre dalla congiura di Gian Luigi Fieschi

al viaggio del principe Filippo di Spagna per l’Italia superiore, la Germania e le Fiandre (1547-1549). Ora poi il march. Massimiliano Spinola avendone compiuta la Illustrazione, e di questa dando perciò lettura in diverse tornate, osservava come alle macchinazioni del Fieschi (circa le quali pur non mancava di rilevare nuovi ed importanti particolari) tenessero immediatamente dietro quelle di Ferrante Gonzaga e dell’oratore Gomez Soarez de Figueroa per annettere Genova all’impero di Carlo V

. Accennava alle lotte virilmente sostenute da Andrea D’Oria contro quei ministri cesarei, i quali, a conseguire lo scopo, aveano proposta all’imperatore la erezione di una grande fortezza nella metropoli della Liguria; ed all’ambasceria di Francesco Grimaldi dal D’Oria medesimo inviato a Cesare in Germania, con missione di scongiurare il pericolo notificandogli che i Genovesi restituiti a libertà nel 1528 non soffrirebbero mai si adattasse loro per tal guisa nuovamente il giogo sul collo. Prevaleano siffatte ragioni nell’animo di Carlo; ma non così fortemente, che la congiura di Giulio Cibo

(comecchè abortita prima di nascere) non porgesse al Figueroa nuova occasione di richiamare l’attenzione di Cesare ai primieri disegni, con dimostrargli la poca sicurezza in cui doveano ritenersi in Genova gli interessi di Spagna. E questa volta l’imperatore chiarivasi molto meglio disposto a secondarlo; quando il D’Oria spedivagli Adamo C mturione con incarico di esporgli come per l’adesione a siffatte proposte rimanendo profondamente vulnerate le capitolazioni che stringevano esso Andrea all’impero, egli si ritenesse sciolto dal continuare a questo i suoi servigi. Cesare adunque sostava di bel nuovo dal mandare ad effetto le prese deliberazioni; ma il negozio non mancava perciò d’entrare indi a poco in un terzo ed ultimo stadio. Imperocchè il Figueroa ed il Gonzaga, pur disperando aver favorevole il D’Oria, si diedero a carezzare l’idea di appoggiare l’esecuzione del combattuto progetto ad altri cittadini, la cui autorità veniva dopo quella di Andrea e la cui devozione all’imperatore non pativa conimi. Dibattutasi però maturamente la pratica in più consigli, che si tennero in Genova stessa nel dicembre del 1548, coli’ intervento del Duca d’Alba alla presenza del principe Filippo, non tardarono a rilevarsi i pericoli gravissimi che avrebbe tratti con sè la divisata evoluzione. Perchè il popolo ricisamente avverso agli Spagnuoli avrebbe potuto pro-