Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/482

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188 società ligure di storia patria

rompere in eccessi; e Adamo Centurione (valendosi delle galee comandate da Marco suo figlio) rivolgere lo Stato di Genova alle parti di Francia.

A conclusione del suo lavoro il socio Spinola descrivea quindi la condizione politica interna ed esterna della Repubblica verso la metà del secolo XVI, e noverava le cause di debolezza che già cominciavano a manifestarsi nella medesima.

Ma quel periodo di storia, il quale dai documenti di Simancas ha già ricevuta così viva luce, arricchivasi pure di altre scoperte circa la parte che tocca propriamente alle trame dei Fieschi. Difatti il socio Belgrano presentava e facea relazione d’alcuni brani di due rilevantissimi processi testè rinvenuti dal comm. Antonio Merli nell’archivio del Principe d’Oria. L’uno contiene gli atti introduttivi della causa mossa contro Scipione Fieschi per delitto di lesa maestà; l’altro è una allegazione contro il Fieschi medesimo, il quale mirava a rivendicare il possesso dei feudi de’ suoi maggiori. E siccome a tal fine sforzavasi dì provare non aver punto partecipato alle trame anzidette, così l’oratore pigliava a confutarlo colle deposizioni di oltre a venti testimoni, i quali parlano dell’andamento generale di que’ moti, e della parte onde vi si era in ispecie distinto lo stesso Scipione.

Il prefato socio Merli comunicava pure il Cifrario generale del re Filippo II per la corrispondenza di Stato: documento opportunissimo alla intelligenza delle carte diplomatiche di quel monarca, e de’ suoi agenti o ministri.

Il socio Belgrano continuando poscia il suo lavoro Delle Feste Genovesi, trattava delle pompe ducali e delle gare d’armi.

Considerata la natura dei torbidi che provocarono in Genova la istituzione del Governo dogale, e toccato delle norme che regolarono l’elezione, l’autorità e gli onori dei Dogi a vita, l’Autore stringea brevemente quanto in siffatta materia disposero le leggi dal 1528 in appresso rispetto ai Dogi biennali. Esponeva con quali cerimonie avesse luogo la loro accettazione, e come si accrescesse la solennità di quel rito dopo che Carlo V ebbe conceduta alla Repubblica la facoltà di sovrimporre un aureo cerchio al pileo ducale e di far recare innanzi al doge una spada. Diceva poscia del titolo di Serenissimo assunto insieme dal doge, dal senato e dalla Repubblica, e finalmente di quella di re di Corsica attribuito al doge stesso nel 1637. Notava quali modificazioni ed accrescimenti inducessero que’ titoli negli stemmi, nelle vesti, nei cerimoniali; descrivea le feste della incoronazione, ed in ispecie la sontuosità del banchetto e la copia de’ trionfi. Dichiarava in appresso come allo spirare del biennio rimettessero i dogi la dignità; ed