Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/301

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fra venezia e ravenna 7

Ma già la somma delle cose d’Italia era fra le mani do’ papi e dei re Franchi, i quali lungamente cospirarono insieme a’ danni dei Longobardi. - Fra i documenti [Documenti ravennati del tempo dei Longobardi] rimasti di questa età che riguardano il nostro tema, evvi una lettera dell’anno 739, nella quale Gregorio III significa a Carlo Subregulo di Francia quanto di male abbiano fatto i Longobardi in quel di Ravenna ai possedimenti di S. Pietro.

A questa lettera sono aggiunte altre molte, le quali sebbene scritte da diversi pontefici hanno uguale linguaggio, aspro pe’ Longobardi, lusinghiero e carezzevole pe’ Franchi. - Nella prima Gregorio scrive: «Sono afflittissimo nel vedere la Chiesa abbandonata da que’ figliuoli nei quali avevo maggiore speranza di aiuto». - «I Longobardi ci affliggono nelle parti di Ravenna, e nessun conforto e ci è venuto da te. Temo forte che le false suggestioni loro trovino maggior fede appo voi che le nostre parole di verità: e temo che tu per questo cada in peccato. Nella reggia dei Longobardi si ode intanto ripetere per nostra confusione: Oh venga Carlo, al quale avete avuto incorso, vengano gli eserciti dei Franchi, v’aiutino se possono, vi liberino dalle nostre mani». E più sotto: «Manda un messo fedele e non corruttibile per doni, che vegga co’ suoi occhi le nostre miserie. Non esser sordo alle mie preghiere, acciò che il principe degli Apostoli non ti chiuda il Regno dei Cieli»1.

Due anni dopo (741) il re Liutprando, il pontefice Gregorio, Carlo Martello e l’imperatore Leone Isauro passarono di vita, sì che gli attori di questo gran dramma

    con un ferro rovente fu mandato esule nel Ponto e poi restituito con sommo onore alla sua sede. Volle prima di morire fossero abbruciati i suoi libri, poiché sono cieco, diceva, e non posso rivederli e ritrattarli. E venerato qual santo fu sepolto in S. Apollinare in Classe, dove il suo sarcofago ancora rimane a mano destra di chi entra la vetusta basilica, e sopra di esso da più di mille e cent’anni sta scritto: Hic tumulus clausum servat corpus domini Felicis sanctissimi ac terbeatissimi Archiepiscopi.

  1. Fantuzzi, Mon. Rac., T. V, N.° 7.