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Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/464

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170 rassegna bibliografica

cerca Savoia, continua il Bentivoglio, che di qua si facciano ufficii con l’imperatore, e particolarmente a Roma, affinchè Sua Santità favorisca questa pratica. Di qua, come ho detto, faranno ogni ufficio, e mostrano che sia molto buona questa occasione di separar Savoia dalla cattiva causa di Germania, e che ciò sia per essere di buona conseguenza presso i Ven;ziani ancora. Non si sa quel che farà l’Imperatore, che è tutto in mano degli Spagnoli, senza i quali si può ben credere ch’egli non risolverà cosa alcuna... Insomma, continuava con fine veduta il Nunzio, qui parrebbe molto a proposito d’impegnare con questa occasione Savoia nella buona causa di Germania, e di farlo discreditare appresso i protestanti Calvinisti e altri eretici di quelle parti, come anche appresso il re d’Inghilterra e gli Olandesi, giudicandosi che finalmente l’aver titolo di re non lo renderà più sospetto agli Spagnuoli, di quel che lo renda l’esser duca di Savoia come ora»[1]. L’imperatore, bensì, non la intendeva per siffatta guisa. Gli sarebbe pesato troppo, dover esser grato, per aiuti ricevuti al duca; e però opponeva alla duplice proposta di lui, come ne scrive il cardinal Borghese: «la risposta data da Echemberg, maggiordomo dell’imperatore, al quale fu dato carico di rispondere all’ambasciatore di Savoia, è stata, per quanto s’è inteso: che quanto al pigliar moglie, era cosa che dipendeva totalmente dalla volontà di S. M. Cesarea, e quanto al titolo di re, si ricercava che vi fosse la soddisfazione del re di Spagna e principi d’Italia»[2]. Era piuttosto caustica tale risposta; e il duca risentendone qualche amarezza, trovava anche di che ridire con la Francia; e il suo ambasciatore moveva lamento, «per non essere mai stata mossa in piedi quella compagnia d’uomini d’arme promessa al Principe di Piemonte; e per non essere mai state pagate le pensioni di trentamila scudi, delle quali furono dati i brevetti al cardinale e al principe Tommaso;.... e per altre materie ancora che passano di poca soddisfazione»[3]. Le pensioni venivano pagate, «parte in contanti e parte in assegnazione»,

  1. Leti. 2119, del 12 febbraio 1620.
  2. Lett. 2266, del 19 maggio.
  3. Lett. 2283, del 3 giugno.