Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/471

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di una sconfitta nel vicentino ec. 177

il luogo e gli stessi dintorni. Non ho tempo a vedere nel latino quello che il Crescenzio traduce un palude ovvero fossa - acqua paludate ovvero delle fossora - un palude o fossa di letame: ma quando Plinio saporem salicum redolent Patavinorum in palustribus vindemìae, intende quello che in qualche dialetto veneto i palui e i palù, e in qualche toscano la Padula, nomignolo di podere che dà vino e altre rendite. Così Columella palustris sed herbidus ager; e Cicerone arenam aut paludem emere; e nella Volgata paludes incensae igni che non si può certo intendere dell’acque bruciate: e io mi rammento che circa cinquantasette anni fa quand’ero nel collegio di Spalato, dove studiò per qualche tempo Ugo Foscolo, che uno tra i passeggi di quegli ameni dintorni era detto i palui; nè ci si sguazzava com’anatre, nè, per verità, come cigni.

Non so com’Ella dichiari il verso che Padova al palude Cangerà l’acqua che Vicenza bagna; ma così arzigogolando, e aspettando d’esser corretto de’ miei spropositi, intendo non già che Padova colorasse in rosso l’acqua del fiume insino a Vicenza, ma che verso quel luogo dov’era il canale spargessesi sangue. Acqua per fiume, ecco di que’ modi semplici che piacciono a Dante, ne’ quali egli attinge la poesia, senza pescare nelle fossora de’ dialetti la lingua coll’amo della sua filologia, alquanto ottuso per vero; e che rammenterebbe la definizione da un francese data di quella sorta pesca: una canna che ha un amo dall’una e ha un imbecille dall’altra parte; o rammenterebbe la pesca della regina Cleopatra, che mandava sott’acqua chi le appiccasse un bel pesce al suo amo per farsene vanto, di che Antonio accortosi, le fece attaccare un gran pesce salato, la più salsa di tutte le sue facezie.

La regina Cleopatra mi rammenta la prima tragedia dell’Alfieri; e mi fa ripensare come l’amico di quell’altra Cleopatra prosaica che fu la contessa d’Albany, fosse in tutte le sue tragedie, anche in quelle che più comportavano e richiedevano lucentezza d’immagini e abbondanza d’affetto, una terra senz’acqua; come nulla sia in quelle di somigliante alla poetica esclamazione d’Euripide nella Fedra. Bello pure nel Saul, la più poetica delle Alfieriane: Stanco, assetato in riva Del fiumicel natio. Siede il campion di Dio.... Sua dolce e cara