Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/115

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rassegna bibliografica 111

egli procrastinò qualunque risoluzione sin a quel momento, in cui crederebbe poter conseguire siffatto intento. La missione del Duca di Nevers, Luigi da Gonzaga, e del cardinale di Vaudemont, Carlo di Lorena, spediti ad ottenere il favore del papa per la Lega mediante conferma della lor impresa ed esclusione di Navarra e di Condè, mancò al suo scopo, non riportandone altro se non un breve, poco significante, al cardinal Borbone. Per le memorie del Duca di Nevers è noto, in qual modo Sisto quinto si pronunciasse intorno ai loro doveri verso il proprio sovrano eia regia autorità. Allorchè il cardinale lorenese nell’udienza di congedo fece un ultimo sforzo onde carpire l’esclusione, insistendo anche dopo avere il pontefice dichiarato, non essere uso suo di condannare la gente senza averla sentita, Sisto rispose con veemenza: Vi abbiamo detto per qual ragione non possiamo aderire alle vostre richieste; ora aggiungiamo che non vogliamo.

L’esitazione del papa sparì, allorchè egli giudicò venuto il momento opportuno a cooperare, onde assicurare alla Francia un sovrano cattolico. Gli parve prestarvisi la riconciliazione tra Arrigo III e la fazione dei principi lorenesi, conclusa mercè la pace di Nemours del 9 luglio 1585. Sisto quinto si credè in obbligo di fortificare il partito cattolico ormai concorde. Ai 9 di settembre venne pubblicata la scomunica dei due capi degli Ugonotti. Non ne fu motivo una predilezione per la Lega: anzi il papa lusingossi di distruggerne il fondamento fazioso colla repressione degli Ugonotti e colla fusione dei due grandi partiti cattolici. I tempi susseguenti dimostrarono quanto egli s’ingannasse, la misura da lui presa non invalidando per niente la fazione ugonotta, mentre non solo non moderava l’antagonismo tra i cattolici, ma l’accresceva mercè la violazione del diritto ereditario nella persona del re di Navarra. Le due frazioni cattoliche, per l’anzidetta pace malamente riunite, eransi prefisso uno scopo troppo diverso, perchè l’azione del papa potesse tornare proficua all’una e all’altra. «La frazione dei regi, dice Leopoldo Ranke nelle sue storie francesi, intendeva indurre il legittimo successore e i di lui aderenti ad unirsi alla loro confessione, riunendo in tal modo l’intera Francia in una