Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/152

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148 prima poscritta alle osservazioni

ignoriamo pienamente, ciò che sapessero fare i nostri antichi, dell’età e dei luoghi ai quali appartengono le Carte di Arborea. Conosciamo all’incontro ciò che si fa e ciò che si può fare ai nostri giorni; e sappiamo fuor d’ogni dubio, che nè alcuno di questi documenti, nè a più forte ragione tutta la ingente loro mole, non può essere opera di alcuna persona dei nostri tempi, e molto meno di un Sardo, per le speciali condizioni politiche, economiche e letterarie di quell’Isola. Che diremo adunque, se a questa impossibile falsificazione si pretenda aggiunta quella, non meno assurda ed impossibile, di quei numerosi manoscritti?

10. Passando ora alle obiezioni che contro queste Carte muove il Liverani: la più grave, se fosse vera, si è, che in esse si contengano date anteriori alla cronologia. - Il datale più antico che nelle Carte d’Arborea si trovi in documento contemporaneo, è appunto quello del 740 citato dal Liverani. È noto che, cessata, dopo Giustiniano, la nomina dei consoli, i datali si segnarono invece cogli anni degli imperatori; e così senza fallo si praticò in Sardegna, finche vi durò la dominazione Bizantina. Invece nei diplomi, anche i più antichi, dei Giudici sardi, mai non troviamo, come communemente altrove si praticava, notato l’anno del regno, ma quello dell’era volgare. Da ciò scorgiamo, che quest’uso fu introdotto in Sardegna quando, al cadere della dominazione dei Greci, Pro detestatione eorum Renovantur omnia, Pubblica acta, signa, lingua, In eorum odium. L’introduzione adunque della nuova cronologia in Sardegna ebbe luogo in sul finire del secolo VII; che è appunto a un di presso il tempo, in che di siffatta numerazione si trovano le prime tracce anche sul Continente.

11. Pretende poi il Liverani di trovare un cumulo di assurdità nel Memoriale di Comita di Orrù; documento importantissimo, e per sé medesimo, e per alcuni frammenti che ci conserva in antico idioma italico. Ma queste obiezioni sono fondate sulla perpetua confusione che il nostro critico fa di tre diverse persone: Giorgio di Lacono, nato l’anno 1177, e morto l’anno 1269, autore di parecchie opere, tra le quali una Storia della lingua Sarda; Comita di Orrù, autore del presente Memoriale, scritto l’anno 1271; ed infine Pietro di Lacono, nipote di Giorgio, e dal quale Comita di Orrù ebbe in prestito la Storia della lingua Sarda dell’avolo Giorgio, morto due anni prima.- Quanto poi il Liverani asserisce (pag. 9-10), che nel vernacolo di Comita di Orrù sia penetrato l’elemento spagnuolo, è si manifesto errore, che non franca la pena di soffermarvisi.

12. Il Liverani tocca anche delle questioni filologiche, alle quali diedero occasione le Carte di Arborea; ma delle molte cose che