Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/164

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160 necrologie

d’Italia e nel concetto di rialzarne le sorti, mostra ingegno conoscente dei diritti imprescrittibili dello nazioni, ed animo non pieghevole al fatto della servitù straniera.

Questo carattere hanno tutti gli scritti storici del Sagredo ila noi conosciuti, tra i quali primeggiano sicuramente il Sommario storico della Repubblica Veneta, premesso al libro intitolato Venezia e le sue lagune, ed il commentario sulle Consorterie delle arti edificatrici in Venezia, nel quale non solo è dovizia di erudizione ma ben anche di dottrina economica, che illustra il passato senza chiudere gli occhi sul presente e sull’avvenire. Chi voglia aprire anche gli Atti dell’Istituto Veneto, troverà di lui altri pregiati lavori che confermano questo nostro giudizio.

Nell’Archivio Storico sono in grandissimo numero gli scritti del Sagredo; il quale per molti anni di ogni cosa anco lieve stampata nel Veneto che attenesse alla storia, dava ragguaglio o con recensioni studiate, o con brevi ma succosi annunzi. Tra gli scritti di maggior valore che egli diede a questa nostra rivista, noteremo le prefazioni ed annotazioni agli Annali veneti del Malipiero (Tomo VII, Par. I.a e II.a), l’annotazione della Promissione ducale di Enrico Dandolo (App. IX); e il discorso intorno alla fraternità dei Fiorentini nella chiesa dei Frari di Venezia (App. IX); non che la illustrazione di molti documenti relativi a questioni giurisdizionali tra la Repubblica ed i Papi, inseriti nella II.° e nella III.° serie.

Questa cooperazione assidua per tanti anni, ci fa sentire anco più amara la perdita del Sagredo; il quale colle frequenti dimore fatte in questi ultimi anni a Firenze sempre più s’era legato a noi di schietta e cordiale amicizia. La sua natura festiva e compagnevole, che ritraeva molto dell’aulico fare veneziano, rendeva le relazioni con lui facili e gradevoli; tanto più che egli già assai innanzi cogli anni, serbava pur sempre giovanile l’ingegno e l’animo; ed era tanto l’uomo del suo tempo,