Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/230

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226 delle antiche relazioni

comparve al cospetto del doge Giacomo Tiepolo, presenti vari testimonj, i consiglieri del doge ed alcuni ambasciadori di Rimini, e fu convenuto che le persone e le cose dei Veneziani sarebbero salve e sicure nella città e nel territorio di Ravenna, così in terra come in mare; che ogni veneziano avrebbe potuto liberamente comprare, vendere, negoziare, ed esportare per terra, per fiume o por mare a Venezia o dove gli sarebbe piaciuto, il vino, le biade ivi ed altrove comprate senza che alcun ravennate potesse impedirlo, ad onta d’ogni contrario bando o statuto: che i Veneziani avrebbero pagato certa gabella per la esportazione del frumento e del vino, ma per la importazione di queste derrate come per l’oro, l’argento, per le pietre preziose, pel denaro o pel cambio delle monete, per la seta e per le stoffe seriche venute per via di terra, di mare o di fiume, non sarebbero tenuti a pagarla. Che il frumento ed il sale del territorio di Ravenna sarebbe rimasto ai Ravennati, i quali sarebbero sempre liberi di darlo ai Veneziani o di tenerselo. Che ai Veneziani sarebbe lecito di caricare le loro navi a Ravenna e nelle sue spiagge, di ricevervi e portarvi forestieri, di liberamente andare e venire, di esportare pane quanto bastasse per dieci giorni di navigazione, avuto riguardo al numero delle persone che erano in sulla nave.

Che se una nave veneta avesse naufragato nelle acque di Ravenna, i Ravennati non avrebbero recato ai Veneziani alcuna molestia, ma si sarebbero invece adoperati a salvare le persone ed a ricuperare le merci, avendo poi diritto alla parte pattuita, ma non mai a più del quinto delle cose salvate; che non avrebbero avuta alcuna ragione sulle merci ripescate contro la volontà dei Veneziani e che questo patto sarebbe reciproco. Che i Ravennati si sarebbero obbligati a non dare sale nè altra merce ai Padovani mentre fossero in guerra con Venezia, ne ad altri suoi nemici od a gente che nel comprare non giurasse sugli evangeli che le merci non sarebbero