Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/237

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fra venezia e ravenna 233


I particolari della presa di Ravenna ci sono ricordati dallo stesso Federigo in una lettera1, dalla quale si rileva come egli la fece stringere per modo dagli imperiali che nessuno potesse entrarvi nè uscirne. E dopo quattro giorni fatti deviare tutti i fiumi che attorniavano la città e dai quali i Ravennati speravano maggior difesa, gittati i ponti, Ravenna da ogni parte fu aperta, sì che una mano di guerrieri imperiali dato l’assalto dalla parte dove il campo toccava il borgo (suburmium), se ne impadronì in un istante e vi appiccò il fuoco. Allora non potendo più dubitarsi della presa imminente della città, i Ravennati caduti di animo, mandarono ad implorare pietà dall’imperatore2. E tanto ci rivela la lettera di Federigo, nella quale abbiamo un saggio dello stile di quell’infelice Pier delle Vigne antichissimo dei poeti italiani e fedele al glorioso ufizio di segretario imperiale

Tanto ch’io ne perdei lo sonno e i polsi,


come Dante fa dire al suo spirito condannato fra quelli dei suicidi.

E da Ravenna Federigo mosse all’assedio di Faenza, la quale non ebbe in pochi giorni come certissimamente credeva, che la città si difese per ben sette mesi, ciò è

  1. Fantuzzi, Monumenti Ravennati, tom. III, pag. 81. Ex Bibliot. Vaticana Palat., Cod. 953, pag. 40.
  2. Statim Universitas Ravennat. ad pedes nostros suos Nuntios destinarunt Nostram misericordiam lacrimabiliter implorantes.... Nos autem qui de innata nobis Clementia parcendo victis vincere gloriamur tam contritam ipsorum poenitentiam attendentes considerantes etiam quod Ravennates specialiter populus consueverunt esse Imperii et inviti et dolentes a nobis recesserant, cogente malitia perversorum ipsos et Civitatem sola nobis pietate suggerente recipimus et habemus: et ecce quod ad destructionem Bononiae sicut firmi nostri propositi est feliciter et in magna potentia properamus. Nolentes tamen id modicum quod medium est fidelibus nostris oppositum Faventiæ Civitatem post tergum intactam, relinquere, in eam primitus victricia signa nostra disponimus dirigenda. Ubi certissime credimus paucis diebus nostram peragere voluntatem....