Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/281

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rassegna bibliografica 277

fino dall’infanzia; ordinando, sotto pena di scomunica, all’arcivescovo di Costanza, suo tutore, di abbandonarlo senza pietà; imperocchè quel fanciullo discendesse da una casa «la cui malignità si propaga di padre in figlio insieme col sangue»1. Ma la stessa implacata persecuzione dei papi contro la sua famiglia fu incitamento a Corradino a tentare l’impresa; cosicchè quando alcuni principali fuorusciti di Sicilia andarono fino in Germania a fargli calde esortazioni e ad offerirgli denaro, e gli rappresentarono i capi di parte ghibellina di Lombardia, di Toscana e di Romagna, pronti a insorgere colle loro plebi in favore dell’impero, e fallacemente gli promisero essere la sua discesa in Italia facile, gloriosa e desideratissima, trovarono l’animo di lui preparato ai rischi, e viepiù l’accesero. Corradino cedette tosto a quei disastrosi consigli; e s’apparecchiò, con la balda confidenza della giovinezza, a passare le Alpi dichiarando (in una lettera patente agl’Italiani, della quale parla lo Cherrier)2 di venire, coll’appoggio dei magnati dell’impero, a ricuperare il suo patrimonio, e a rialzare l’onore d’Italia e la dignità del nome tedesco. Con questo e con altri atti manifestò l’essere suo schiettamente ghibellino; volle, prima d’ogni altra cosa, farsi restauratore in Italia delle ragioni dell’impero; e per amore di queste vituperò, colla taccia d’usurpatore, la gloriosa memoria di suo zio Manfredi, unico di casa sveva, che avesse sangue e cuore italiano. Tali intendimenti non potevano giovare alla buona riuscita della sua impresa, già di per sè stessa arrischiatissima: pur non ostante i primi fatti, ordinati e condotti con vigoria, ebbero un felice successo. Imperocchè nello stesso tempo che Corradino si faceva riconoscere dai signori di Lombardia, Galvano Lancia lo precedeva a Roma, portandovi, tra le acclamazioni popolari, il nome e la bandiera di Svevia, e d’accordo con Enrico di Castiglia senatore, iniziava la lega ghibellina. Ribellavansi intanto i Saracini di Lucera, i quali, comecchè dopo la battaglia di Benevento facessero atto di sottomissione al vincitore,

  1. Acta Imperii selecta, pag. 681-82. Documento senza alcuna data, attribuito dall’editore all’anno 1262.
  2. Op. cit., pag. 232.