Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/287

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rassegna bibliografica 283

«lo re, morì»1; mentre i documenti hanno poi dimostrato che il protonotaro viveva anni dopo2. Ora poi il signor Del Giudice revoca in dubbio il fatto stesso della convocazione della curia generale, e conseguentemente l’altro, che in quell’adunanza il solo Guido di Suzara avesse cuore di parlare a viso aperto in favore dello sciagurato giovinetto.

Senza dar giudizio intorno a questi dubbi proposti dal signor Del Giudice, dirò che essi hanno un certo peso, per una lettera di re Carlo, del 29 ottobre 1268, ora per la prima volta pubblicata (II, 80); nella quale si ordina al Segreto delle province di Principato, Terra di Lavoro e Abruzzo, di pagare a Guido di Suzara, professore di giure civile, cento once d’oro da computarsi sul suo salario. Ora con ciò è dimostrato non essere vero, come hanno affermato il De Cesare ed altri, che Guido di Suzara fosse indipendente da re Carlo, e potesse perciò dire liberamente la sua opinione; e pare poi strano che «appunto nel 29 ottobre, giorno, come si crede, dell’esecuzione di Corradino, re Carlo facesse pagare all’ardito giureconsulto, cento once d’oro quasi «in premio della sua libertà di pensare». Del rimanente, seguita a dire il signor Del Giudice, se tale fatto è vero, «cresce oltre modo la virtù e la fermezza di Guido»; ma rimane sempre l’altro dubbio, che veramente fosse convocata in tale occasione una curia di giudici e di giureconsulti; dappoichè (dice l’ed.) «nell’Archivio di Napoli, ed in quei regesti di Carlo che tanta notizie contengono della sua amministrazione e dei fatti di quei tempi, non mi è riuscito di trovare alcun diploma che accennasse a processo, a riunione di giureconsulti, a parlamento e curia qualunque per giudicare Corradino e alcuno de’ principali ribelli» (II, pag. 232).

E veramente le persecuzioni di Carlo d’Angiò contro i ribelli furono senza freno e senza legge. «Costoro si mandavano a morte, si afforcavano, si tormentavano, si accecavano, si traevano a coda di cavallo, per solo ordine del re che mandava ai giustizieri e ad altri suoi ufficiali» (II, pag. 232). Intorno a questi procedimenti pubblica il signor Del

  1. G. Vill. Cron., VI.
  2. Cherrier, Op. cit., III, pag. 281.