Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/304

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300 rassegna bibliografica

bia che fare con autori d’opere così meditate e così meditabili, i quali avendo la coscienza profonda del vero e del bello, in chi si esercita a osservarli la esercitano, e, direi quasi, la ispirano. Non so quanto si sia in tali indagini fatta innanzi la erudizione straniera; ma debbo una menzione di lode riconoscente a Sebastiano Ciampi pistoiese, il quale, illustrando Pausania, s’ingegnò di discernere il valore proprio di vocaboli affini concernenti le opere d’arte, promiscuamente intesi dai più, e diede saggio del come siffatto discernimento possa giovare alla storia di tutte le umane cose. Ma il pover’uomo, morto da circa un quarto di secolo, è sepolto oramai sotto un monte di nuove glorie, non so quanto ai posteri memorande.

Simile prova mi sia conceduta sopra tre soli versi del terzo idillio di Teocrito; ma premesso che in altri luoghi a me pare ancora più felice la versione di Lei; più felice che la pregevole dataci dall’abate Bentini, non mi rammento se d’Imola o di Faenza.

Pagnini.                                Or io conosco Amore.
                    E un dio crudel. Certo ei succhiò le poppe
                    Di lionessa, e la sua madre in selve
                    Nudrillo. Ei m’arde, e sugge infino all’osso.


Camarda. Ora conosco Amor, molesto nume,
                    Il qual succhiò di leonessa il latte,
                    E tra le selve si nutria la madre;
                    Che lentamente mi consuma, e dentro
                    L’ossa per tutto penetra, e s’insinua.


Ora conosco Amor: meglio qui senza l’io: e conoscere ha valore più pieno che nel Petrarca Ove sia chi per prova intenda Amore, che però tiene un poco del più spirituale, conforme ai tempi mutati dalla Sicilia di Teocrito alla Toscana che aveva dianzi sentiti i cantici di Francesco d’Assisi. Onde Dante Donne che avete intelletto d’amore. La forma del passato alla qual corrisponde il novi latino, alla lingua italiana manca; e significa filosoficamente la conoscenza compiuta, il riflettere sopra quel che si sa. Saper l’amore non avrebbe in italiano evidenza; sebbene in Dante sia modo simile: Quando il settentrion del primo cielo, Che