Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/311

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rassegna bibliografica 307

Figuratevi poi quando chiama divina la regina Elisabetta d’Inghilterra, e che «ella somiglia a donna Giulia nella pietà come nelle altre qualità e virtù cristiane e reali!»

Incalzato, con tutta la cavillosità e fin la malignità, che, al par di me, altri provarono in giudici di Stato; mostratogli l’estesissimo carteggio colla Giulia Gonzaga, dove con tutta confidenza emetteva parole e giudizi, di cui allora trovavasi domandata ragione, spesso è costretto confessare il proprio fallo, pentirsene, ricredersi. «Quel capitolo mi fa andar in sudore per l’affanno e per la confusione che n’ho preso: di che non solo non sono per iscusarmi altrimenti, ma non mi basta neanche l’animo di trovare parole bastanti ad accusarmi quanto merita una tanta colpa. Solo dirò che la causa di questo inconveniente, come d’infiniti altri errori commessi da me, è stata quella dottrina Valdesiana circa l’articolo della giustificazione».

Che realmente egli propendesse agli errori allora irruenti, appare da detti che gli sfuggono, dalle sue relazioni con erranti o sospetti, dai libri che leggeva. Scrivendo agli amici sul primo suo processo, dal quale seppe tirarsi assolto, lascia intendere come di peggio meritasse. Confessa le sue relazioni con molti fuorusciti; d’aver più volte pensato fuggire, massime con Galeazzo Caracciolo e colla Isabella Brisegna quando andarono ai Protestanti; allorchè esso Caracciolo venne con salvocondotto per indur la moglie a seguirlo1, il Carnesecchi lo tenne a pranzo a Murano; altri ospitò, ad altri mandò avvisi perfin mentre egli stava nell’ultimo carcere.

Mescolato a tante persone, e inclinevole a ciarlare più che non convenga in tali processi, gl’Inquisitori lo interrogavano sopra un’infinità di persone, e massime su quei prelati, che erano stati inquisiti sotto Paolo IV.

Insistevano principalmente perchè aggravasse il cardinal Morone. Aveva scritto il Carnesecchi rallegrandosi che il Signor Dio avesse dato il Morone per legato a Bologna, «che certo non avria potuto essere al mondo subietto più accomodato al bisogno di quella città ed in temporale ed in spiri-

  1. Del Caracciolo e di questi fatti parlasi a disteso ne’ miei Eretici d’Italia discorso XXV.