Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/389

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ossia labirinto d'amore 383

Alcina, non soddisfa al desiderio esternatole dal cavaliere perchè esso resiste agli incanti di lei, pure l’ammaestra nell’astrologia. A dimostrare come agli eruditi ancora fossero note quelle fole, serve una lettera di Enea Silvio, la quale sta in correlazione colle credenze popolari tedesche1. «Il latore della presente, così esso scrive al suo fratello raccomandandogli un familiare del medico del duca di Sassonia, è venuto a chiedermi, se io possa additargli in Italia un monte di Venere, in cui insegnatisi le arti magiche, nelle quali s’interessa il suo padrone grande astrologo. Gli risposi essermi noto Porto Venere sulla costa ligure, dove recandomi a Basilea mi fermai durante tre giorni, e di più il monte Erice di Sicilia sacro a Venere, dove però non ho mai inteso essere scuola di magìa. Poi discorrendo con esso lui mi venne in mente, nell’Umbria, nell’antico ducato di Spoleto, non lungi dalla città di Norcia esistere una contrada, dove al di sotto di enormi rupi apresi una caverna per la quale corre acqua. Secondo mi è stato riferito, ivi frequentano streghe, demoni e notturne apparizioni; e cui basta il coraggio, può vedere spiriti, conversar con loro, imparare ani magiche. Non li ho veduti, ne me ne sono curato, essendo meglio non imparare ciò che non imparasi se non col peccato».

La fama del paese di Norcia riguardo agli incantesimi non venne meno nel susseguente secolo. Ne sono testimoni e l’Ariosto e il Trissino e il Cellini, mentre presso l’Aretino ancora incontriamo la Sibilla di Norcia unitamente alla Fata Morgana. Leggiamo nel canto trentesimoterzo dell’Orlando:

«La sala ch’io dicea nell’altro canto,
Merlin col libro, o fosse al lago Averno,
fosse sacro alle Nursine grotte,
Fece far dai demoni in una notte».

  1. Aeneae Sylvii, Opera, Epistol. 1. I ep. 46. J. Burckhardt, Cultur der Renaissance, Basilea, 1860, pag. 533.