Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/446

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440 rassegna bibliografica

theolo senza l’aggiunta di Costanzo1. C’è però un luogo dello Spinello, che è impossibile sia scritto da chi avesse avuta notizia delle Croniche aragonesi dello Çurita, le quali pure erano conosciute dal Costanzo, che se ne valse per la sua storia e le citò ripetutamente. Ma il Bernhardi ha pronta la spiegazione di questo l’atto contradittorio; il falsario ebbe in mano lo Çurita dopo avere compiuta la falsificazione e non fu in tempo a correggerla. Del resto ha scoperto anche il tempo in cui questa fu terminata e «mandata alle copie»; ciò fu avanti il 15682. Egli insomma ha così scrutato l’intimo pensiero del Costanzo, e ne ha scoperti sì bene i più segreti movimenti dell’animo, che meglio non avrebbe fatto se avesse avuto a sua disposizione il demone familiare di lui.

Ma quali saranno le ragioni che consigliarono al Costanzo questo lavoro ad un tempo faticoso ed ignobile? Il Bernhardi ha naturalmente scoperto anche questo punto di capitale importanza per la sua tesi. Il Costanzo ha supposto lo Spinello per più motivi. Prima per interessi genealogici; per aver cioè occasione di mentovare molti antichi personaggi di famiglie napoletane (sono precisamente 90 i nomi de’ casati che si leggono ne’ Diurnali), e fra questi dei Caraccioli, Loffredi e Poderici e di alcune altre famiglie di suoi parenti. Stampando poi la Storia di Napoli, la dedicò ad un Caracciolo, che aveva a moglie una Loffredo; e Francesco Poderico era de’ suoi amici. «È diffìcile tuttociò sia fortuito»3. Altra ragione sarebbe stata la vanità napoletana di potere attribuire alla sua regione il più antico prosatore italiano. Vi avrebbe inoltre concorso il desiderio di poter contradire un passo del Collenuccio. E finalmente, i Diurnali dovevano essere un’arma in mano del Costanzo, nella disputa che allora, ferveva sulla precedenza fra i seggi della nobiltà napoletana.

Colla scorta di autorità e di argomenti d’ogni sorte, il Minieri Riccio mostra come del tutto sia gratuito l’asserto del critico, in quella parte che si attiene al piano ed al me-

  1. M. R., pag. 165
  2. M. R., pag. 25 e 36.
  3. M. R., pag. 29 e 165.