Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/457

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rassegna bibliografica 451

e tranquilla, della quale ai giorni che corrono tanto radi sono fatti gli esempi. E veramente pare a noi che egli sia riuscito con questo lavoro a dimostrare del tutto falsa l’ultima conclusione del tedesco. Infatti, se non da quel poco che abbiamo riferito, certo da una lettura attenta ed imparziale della confutazione del Minieri Riccio, nasce il convincimento che i Diurnali di Matteo Spinello sieno, nel loro fondamento e nella sostanza, una scrittura antica, e che non sia accettabile il sistema del Bernhardi, benchè sostenuto con grande apparato, e, ci si passi la parola che non è intesa ad offenderlo, con solenne malizia di erudizione. Con tutto questo, non vorremmo dire però che la confutazione del napoletano ci sia parsa in ogni luogo egualmente sostenuta e sicura; nè vorremmo concludere (ed invero nemmeno egli lo ha espresso) che i Diurnali dello Spinello sieno tale scrittura, nelle condizioni in che son oggi ridotti, da farne gran caso per l’uso storico e come monumento di lingua.

Altri, pur lodando il Minieri Riccio, ha detto desiderarsi alcun che nell’aspetto materiale del suo libro, o, per dir la precisa parola, la evidenza tipografica. La fretta con cui fu composto, deve scusare anche alcuni difetti del discorso, che non sempre corre purgato ed alcune volte volge al pedestre; così le condizioni miserande del commercio librario italiano debbono far compatire la pochissima eleganza e la trascuratezza della stampa. Limitandoci però alla sostanza, diremo di alcuni luoghi dove non pare a noi che l’autore abbia colto nel segno, ed abbia dato motivo di essere ribattuta la sua confutazione, nel caso poco probabile, che il suo avversario non si rassegnasse al silenzio.

Lo Spinello racconta, che dalla persecuzione mossa da Federigo II contro i Sanseverini, scampato un giovinetto di nome Ruggiero, fosse sovvenuto dal papa con una pensione di mille fiorini, e da una sua zia avesse di lì a due anni un legato di ventiquattromila delle stesse monete. Il Minieri Riccio, dopo aver provato con ottime ragioni che la fuga del piccolo Ruggiero seguì nel 1239, regnando Gregorio IX, prende senz’altro a impugnare il tedesco, che avea accennato alla incongruenza di parlare in questo caso di fiorini, essendo detto dagli storici fiorentini, che quel nome si desse alla mo-