Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/468

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462 rassegna bibliografica

ufficio della storica filosofia1. Se, come fu detto da Portalis2, la storia non è se non quasi una fisica esperimentale dell’istituzioni sociali: la filosofia della storia dove raccogliere di quelle istituzioni tutti i risultamene utili; e giudicare invece che raccontarli; e tenendo dietro al confronto dello istituzioni, delle costumanze e delle tradizioni de’ vari popoli, valutarle in ragione del loro portato logico e razionalo: il quale appunto, perchè razionale, non può non essere filosoficamente storico. La filosofia della storia, non altrimenti che la metafisica per l’uomo individuo, è un bisogno per le società. E se ne vedono quindi saggi sin dalle età remotissime: quali la scuola pitagorica nell’Italia meridionale e in Egitto e in vari punti dell’Asia3; le profezie di Daniele4; la Repubblica di Platone; la Città di Dio di Sant’Agostino5;

  1. Non so come un dotto uomo abbia scritto queste parole, le quali certamente non suonano bene: «Parlo della così detta filosofia della storia, che tanto spesso non è altro che una storia della umana fantasia» (pag. xii, Introduzione alla Storia della Costituzione dei Municipii italiani, del dottor Carlo Hegel). Il prof. Francesco Conti fu mosso forse da un senso di riazione contro l’abuso che di tal nome si è fatto; ma certo la filosofia della storia non può non essere rispettata nella patria di Machiavelli e di Vico.
  2. Discorso sulla legge del 30 ventoso anno, XII. - E il Balbo la disse: «La storia è la scienza delle azioni del genere umano» (Medit. Stor. l. a, pag. 10, Ediz. Le Monnier.l - E il Canta: «La storia nacque dal desiderio ingenito all’uomo di conoscere le azioni de’ suoi simili; divenne poi esercicizio d’arte, quindi scuola d’esperienza, poi campo di lotta, infine scienza dell’umanità».
  3. Vedi a questo proposito il Buono di Gioberti, pag. 241. - Ediz. di Capolago, 1845.
  4. Daniele, IX. 25. Cosi quando l’Angelo gli dice: «Io ti dimostrerò le cose che avverranno nell’ultimo della maledizione; imperocchè questo tempo ha il suo fine» (VIII, 19). - «Non temere, o uomo di desiderii; pace sia a te: ripiglia vigore e robustezza > (X, 19). - «Gli intendenti risplenderanno come lo splendore della distesa» (XII, 3). - «Va’, Daniele, perciocHH’queste parole son nascoste e suggellate infino al tempo della fine» (XII, 9)
  5. Dove nelle profezie di Daniele s’impreca al passato e al presente, rifuggendosi nell’avvenire, Sant’Agostino invece accusa e incrimina un po’ troppo il passato, e pare che non tenga conto che pure ne era stato prodotto il presente. Inteso al cielo, egli dimentica affatto la terra; e dei due amori - il terrestre e il celeste - ognun de’ quali si aveva edificato la propria città, scrive che «una cerca la gloria degli uomini, e l’altra non