Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/512

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506 concetto storico, civile e morale

rati i grandi scrittori e i dicitori potenti; e l’affetto, per istinto inconsapevole, dona la potenza del numero, ancor meglio che agli educati dall’arte, ai più semplici dicitori. Nominando qui Evandro, il poeta reca l’onore del figliuolo agli esempi e ammaestramenti paterni; comenta, come s’addice a poeta vero, con una parola il detto d’esso Pallante ai compagni che sgomentati fuggivano: «per il nome d’Evandro duce, per le battaglie fortemente già vinte, non fidate nella fuga, scongiuro. Col ferro è da aprirsi per forza la via tra’ nemici, là dove quel nodo di combattenti è più stretto. Colà chiama e voi e il duce Pallante imperiosa la nobile patria». Egli sè intitola duce, ma il padre prima di sè. Il padre, però, lo agguaglia a se stesso, là dove a Enea dice di dargli a compagno il figliuolo sua speranza e consolazione, che apprenda da tale maestro a sopportare la grave opera della milizia, a vedere i suoi fatti, e da’ primi anni ammirarlo1; perchè l’ammirazione giusta è valente educatrice dell’anima. E soggiunge di dargli dugento robusti giovani, cavalieri scelti, e Pallante in suo proprio nome altrettanti. È moto gentile di tenerezza paterna, nel fare offerta di presenti amorevoli o caritatevoli a qualsia opera degna, volere che il figliuolo, ancorchè non conscio di tutto il bene che fa, v’abbia parte come di suo; e ciò non per fomentare la vanità di lui o blandire la propria, ma perch’è una maniera d’educare e d’amare anche questa. Nell’abbraeciare il figliuolo morto, suo tardo conforto e unico, dacchè più non vive la moglie santa, felice dell’essere morta, e non serbata a questo dolore2, e’ vorrebbe esser caduto sotto le armi nemiche, e che fosse per lui, non per Pallante, quella funebre pompa: ma d’Enea non si duole, nè della contratta alleanza si pente. «A questo era la vecchiezza mia destinata. Che se morte immatura attendeva il figliuolo mio, giova ch’egli, dopo vinto un gran numero di nemici, a stabilire nel Lazio la gente de’ Teucri, cadesse». E il duce de’ Teucri, piangendo sopra il cadavere del giovanetto, si duole di non lo poter ricondurre vincitore all’amplesso

  1. E. 8.
  2. E. 11.