Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/195

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

rassegna bibliografica 175

destinazione scolastica del libro, dobbiamo sperare che gì’ insegnanti siano in grado e sentano il dovere di illustrare a voce i testi storici che danno in lettura agli alunni; ma forse qualche nota di più per rettificazione di fatti speciali, non raccontati con molta esattezza dai cronisti, avrebbe fatto bene. Di contro a tanta parsimonia, non ci sembra abbastanza giustificata l’eccessiva (e, diciamo il vero, poco faticosa) riproduzione delle note che il prof. Del Lungo ha apposte alla sua ottima edizione scolastica della Cronaca di Dino Compagni; edizione facilmente accessibile a tutti, maestri e scolari.

Nonostante questi difetti, che abbiamo schiettamente notati, la raccolta del Rondoni merita incoraggiamento; e ne aspettiamo il séguito con desiderio e con buoni auguri.

C. P.




Rodocanacchi E. Le Saint Siège et les Juifs. - Le Ghetto à Rome. Paris, Firmin-Didot, 1891. - In 8.° gr., di pp. xv-339.

Il ricercare pazientemente nelle memorie e nei documenti quale sia stata nei secoli passati la sorte degli Ebrei dopo la loro dispersione dalla terra patria, è lavoro per più lati degno di lode, e non solo necessario a compiere la storia di quella gente così a lungo vilipesa, ma anche importante per la storia generale, e per quella particolare dei paesi, dove gli Ebrei hanno avuto stanza. L’opera che qui annunciamo del sig. Rodocanacchi è di certo un contributo utilissimo a tale genere di studi, e nel medesimo tempo un libro di piacevole lettura, egregiamente stampato e adorno di alcune incisioni, che chiariscono meglio ciò che nel testo è contenuto. Al quale proposito ci sembra più delle altre utile e importante, a pag. 47, quella del Ghetto, tanto più che di questo luogo non resterà vestigio alcuno.

Ma è lodevole soprattutto il R. per l’imparzialità che informa tutto il suo libro, e per il tono di scientifica serenità con il quale è scritto; cosicché egli giudica rettamente senza nessuna intemperanza di linguaggio non meno i fatti che le persone. Loda quei Papi che furono miti verso gli Ebrei, e si studiarono di frenare il fanatismo troppo spesso feroce delle plebi ignoranti; e a ragione ripete quello già detto da altri che, in mezzo alle orribili persecuzioni del medio evo, non fu certo Roma la città, dove quei poveri dispersi furono peggio trattati. Ci furono, è vero, alcuni Papi più crudeli degli altri; e qui ci sembra giustissima la spiegazione che il nostro autore dà della diversa condotta dei Pontefici verso gli Ebrei, laddove stabilisce in generale che il Papato