Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/26

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6 le più antiche carte

In generale si può ritenere che le Giudicarie, e più che il resto forse la Valle del Chiese, tenessero di fronte alla autorità sovrana una attitudine quasi sempre passiva, accettando con la stessa indifferenza gli ufficiali del Vescovo e quelli del Conte del Tirolo, o rivolgendosi ai vicari imperiali quando questi tenevano il campo. Nè che altrimenti agissero si poteva aspettarsi da quei montanari, pei quali il vero interesse doveva consistere nella conservazione dei loro possessi e nella integrità dei loro diritti. Solo per questo dovevano essi muoversi a resistere al potere centrale, e fu questa molto probabilmente la ragione per la quale, unica volta forse in tutto il periodo di cui trattiamo1, verso il 1334 si sollevarono contro il Vescovo, ruppero le vie e i ponti, assaltarono i castelli, negarono per un anno il pagamento delle imposte, finchè, sopraffatti, furono condannati dal vicario Morlino di Caldaro2

    domino. Delle quali settimane in Ledro il Castaldo doveva darne, come apparisce dalla Scriptura de dandis septimanis dello stesso Codice Vanghiano, una in quaresima, più il giorno di pasqua e le prestazioni pel giorno di S. Vigilio. Nel 1303 il vescovo Filippo impose una colletta straordinaria di quaranta soldi e mezzo per fuoco; l’ordinaria tassa che pagavano le Giudicarie a’ tempi del vescovo Enrico III (1310-36) era di troni quattro per fuoco d’estimo. Ricordiamo in fine che nel 1224 raccoglitori delle collette vescovili per le Giudicarie erano Armano e Olderico di Campo (Alberti, Miscellanea, ms. T. VI, fol. 180 retro); che due anni dopo il vescovo Gerardo impegnò a Riprando di Nago gli affìtti che si pagavano al Vescovo nelle Gastaldie di Rendena, Ledro e Bono fino alla somma di quattrocento libbre veronesi; e che nel 1278 11 vescovo Enrico II ordinò che si riducessero in forma pubblica gli obblighi degli uomini di Bono verso la camera vescovile, registrati nel libro delle ragioni di S. Vigilio (Alberti, Annali del Principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540; Trento, 1860, p. 176-7).

  1. Un’altra sollevazione ci ricordano gli storici, successa nel 1318, a capo della quale stavano Guglielmo, chierico della chiesa di Tione, Simoncino di Stenico e due suol nipoti, Mainardo Spezzapietra, Alberto dei Gentili, Orfanino di Arco, Nicolò Sacchetti e altri, i quali occuparono a mano armata il castello di Stenico e fecero prigionieri il capitano e i suoi stipendiari, ma furono dopo qualche mese costretti a ritirarsi. Non pare però che a questa ribellione prendessero parte direttamente le due Pievi (Alberti, Annali, p. 222).
  2. Ecco i nomi, parte noti, parte ignoti, dei vicari e ufficiali delle Giudicarle, che compaiono nelle nostre carte: Aldrigino di Cimego, giudice della Pieve di Condino per Sodegerio di Tito; nel 1288, 1289 e 1290 Odo-