Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/329

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il libro di antonio billi 309

dello Strozziano, soltanto in alcuni luoghi è più disteso, senza però aggiunger qualche cosa d’essenziale a quest’ultimo. Pur tuttavia incontriamo in esso singole ma poche indicazioni sostanziali mancanti nello Strozziano, p. e. nella notizia sulla fabbrica di S. Spirito nella biografia del Brunelleschi, quella su «uno arco che si posa in sul falso, errore fattovi da’ emulatori» (vedi la nota 9 al testo del Petrei); nella biografia di Cimabue, l’appunto concernente la casa del maestro e quello sulla visita di Carlo Angiò presso lui e sul trasporto solenne della sua tavola in S. Maria Novella. Le ultime due notizie, come anche l’indicazione della detta tavola, mancano nello Strozziano che aveva cominciato il relativo suo passo (alla fine della notizia su Cimabue) colle parole: «Et in Santa Maria Novella....», ma lo aveva interrotto non sapremmo dire per qual cagione. Se ora il Petrei avesse copiato lo Strozziano, come mai avrebbe egli potuto cavarne gli appunti in discorso, che non ci erano del tutto? Da ultimo troviamo nel Petrei alcune parole scritte falsamente, p. e. «ricidimento, reggimento, riagiugnimento» invece di «ricignimento»; «Ruchini» invece di «Cherichini». Le stesse parole però sono scritte così chiaramente nello Strozziano che non c’è il caso di supporre che il Petrei copiando lo Strozziano abbia potuto star in dubbio riguardo alla loro ortografia. Questi suoi sbagli, all’opposto, si spiegano benissimo col supporre che l’originale ch’egli copiò fosse di meno nitida scrittura.

ad 3. Questa tesi deriva immediatamente dalle due precedenti. Se, malgrado l’analogia evidente del testo di tutti e tre codici, niuno di essi è copiato dall’altro, non resta per spiegare quest’analogia altro modo, se non di supporre un originale comune a tutti e tre. Che questo originale fu copiato nel Cod. Strozz. e Petrei strettamente e esclusivamente, si deve arguire dalla circostanza che il testo di ambidue codici, benchè non siano copiati l’uno dall’altro, in generale è identico, salvo alcune eccezioni le quali, come si mostrerà più avanti, derivano dal non esser quell’originale stato copiato in ambidue i casi con eguale esattezza. Del Codice Gaddiano poi fu già provato dal Milanesi che parecchie erano le fonti a cui attinse il suo compilatore. Non trattando noi per ora di esso in particolare, dobbiamo contentarci coll’additar quanto venne indagato dall’erudito testè nominato, senza addentrarci più inoltre nel soggetto in discorso.