Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/359

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il libro di antonio billi 339

avuto notizia, - perchè nelle sue copie (Petrei, Strozziano, Gaddiano) non se ne trova nessuna memoria.


(Ghiberti.)

(53) In questo luogo il Petrei ha omesso di copiare dall’originale la notizia riguardante la prima porta fatta dal maestro; la troviamo accennata nello Strozziano con queste parole: “et quelle di verso l’Opera.„

(54) Pare che il Petrei abbia copiato questa parte della presente notizia biografica ancora più superficialmente del solito. Nè dal confronto coi relativi testi dello Strozziano e del Gaddiano possiamo rintracciare il senso chiaro delle sue parole, poichè il primo dei due codici testè nominati non arriva se non al cominciamento della frase in questione, ed è troncato appunto in questo luogo, mentre il Gaddiano per comporre la sua biografia del Ghiberti non si è giovato del Libro d’Antonio, ma esclusivamente delle notizie contenute nel secondo Commentario del Ghiberti.

(55) Intorno all’unico occhio di vetro disegnato da Donatello vedi la nota 49 alla biografia di questo. Sbaglia perciò il nostro compilatore (e probabilmente anche l’autore del Libro d’Antonio) attribuendogli pure l’occhio della facciata, perchè questo è lavoro del Ghiberti, come egli stesso ci fa sapere nel suo Commentario.


(Luca della Robbia.)

(56) Anche il Vasari (II, 175) ha raccolto questa notizia - molto probabilmente dalla medesima fonte, il Libro d’Antonio. Però ragioni d’ordine cronologico contradicono alla sua verità, poichè dei due fratelli di Alfonso II che la morte colse nella gioventù, il Cardinale Giovanni morì nel 1484 nell’età di 22 anni, e l’infante Carlo nel 1486 all’età di sei anni, - tutti e due, dunque, dopo Luca della Robbia (1482). (È evidente che l’Alfonso del nostro testo non può esser altri che il re Alfonso II, poichè il primo di questo nome non ebbe fratelli che morissero prima di lui.)

(57) Con questa parola finisce nel nostro testo la notizia su Luca della Robbia, e colla seguente comincia quella su Desiderio di Settignano. Evidentemente il compilatore omise il nome, e forse alcune parole: che non fossero molte, si desume dal confronto colla notizia relativa nel Gaddiano (nello Strozziano manca questa biografia e le seguenti, fino a quella del Buffalmacco). Essa comincia e prosegue precisamente colle stesse parole del nostro testo, copiate da ambedue i nostri compilatori dall’originale del Libro d’Antonio che le aveva, da parte sua, tolte dal Proemio di Cristoforo Landini.

(58) Anche il Vasari ascrive il lavoro in discorso a Desiderio, e questo ci pare provare, ch’egli per la vita di questo maestro abbia