Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/366

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346 il libro di antonio billi


(98) Questa tavola rappresentante la Madonna adorata dai SS. Cosma e Damiano, come pure la Deposizione dalla Croce proveniente dalla sagrestia di S. Trinità, ora è esposta fra quelle della Galleria dell’Accademia di belle arti.

(99) Santo Celio (o San Gilio come scrive il Gaddiano; lo Strozz. ha copiato per errore: San Gallo) sarebbe la chiesa di Sant’Egidio, annessa allo spedale di S. Maria Nuova. Ora si sa che per questa il nostro maestro ha dipinto l’Incoronazione di Nostra Donna, adesso conservata nella Galleria degli Uffizi (Vasari, t. II, pag. 516), e non c’è dubbio, che non fosse questa l’opera sopr’accennata, l’autore del Libro d’Antonio avendole dato la denominazione di "paradiso„ dalla moltitudine di santi effigiati nella parte inferiore del quadro.

(100) La tavola fatta per la Compagnia del Tempio nella chiesa dei Camaldolensi, le tavolette che adornavano l’armario dei sacri arredi della Cappella dell’Annunziata nei Servi, e il Giudizio finale della chiesa degli Angeli dai loro posti originali sono passati nella Galleria dell’Accademia delle Belle Arti.

(101) Lo Strozziano e il Gaddiano invece di “una cappella di Papa Eugenio„ scrivono: “una cappella a Papa Eugenio,„ e con questo dicono la verità, perchè Fra Giovanni ebbe difatti da quel papa a dipingere la cappella del Sagramento nel Palazzo Vaticano, distrutta da Paolo III. Forse il Petrei introducendo quel cambiamento nel testo dell’originale, pensava alla Cappella di Niccolò V, dipinta pure dall’Angelico nel medesimo palazzo; opera, di cui il Libro d’Antonio pare che non abbia fatto menzione, mentre il Vasari attribuisce ambedue quelle cappelle a Papa Niccolò.

(102) Vasari descrive le pitture nel tramezzo di S. Maria Novella da lungo tempo distrutte (t. II, pag. 507). Dei reliquiari, tre si custodiscono fin oggi nel tesoro di quella chiesa (l. c. t. II, pag. 513, nota 4).

(103) Il Libro d’Antonio è l’unica fonte che assegna la detta opera al nostro maestro. Nell’inventario di Lorenzo de’ Medici (pubblicato da Eug. Müntz, Les collections des Médicis. Parigi 1888, pag. 62) si trova indicata la tavola dell’altare come “una Nostra Donna che adora il figliuolo che sta innanzi a piedi e un San Giovanni e uno Santo Bernardo e Dio padre cholla cholomba innanzi, di mano di.........„ Lo stesso inventario registra la tavola esistente in un’altra cappelletta del palazzo mediceo colle seguenti parole: “Uno colmo per uso di tavoletta d’altare lungho bra. 2 alto br. 1/3 corniciato e messo d’oro dipintovi dentro la storia de’ magi di mano di fra Giovanni„ (l. c. pag. 85). Sarebbe questa la tavola accennata nel Libro d’Antonio erroneamente come esistente nell’altra, grande Cappella ornata degli affreschi di Benozzo Gozzoli? Quest’ultima tavola poi è forse identica a un quadro nella Galleria di Monaco, del medesimo soggetto e di dimensioni identiche, registrato nel recentis-