Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/425

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durante la guerra della successione spagnuola 405

In sembianza di Pace annido Guerra,
Armata in Guerra rappresento Pace,
E se Pace non son, pur non son Guerra.
Alla Guerra m' accingo per la Pace.
Porterò Guerra a chi non vuol la Pace,
E darò Pace a chi non vuol la Guerra,
Pronta all'armi, ed avvezza in Guerra, e Pace.
Indifferente son per Guerra e Pace:
Per chi m' insulterà sarò la Guerra,
Per chi m' ossequierà sarò la Pace.

E ancora più solenne e tendenzioso vorrebbe essere il poeta dell’Olanda dolente, la quale si lamenta che

. . . . . . . ’l Giglio
Par che si cangi in un rapace artiglio;


ed è incerta su qual partito definitivo appigliarsi; e finisce col chiedere a sè stessa:

Misera, or che farò?
cederò?
no.
Troppo è dura
la sciagura
d’un’indegna servitù.
Pugnerò?
no.
Troppo forte
è la sorte
della Gallica virtù,
cederò cederò,
che della forza tua, del tuo Tesoro
troppo paventa Grange il ferro, e l’oro.

Siffatta roba non e’ è davvero da considerarla con criterii artistici! Ma come espressione del sentimento popolare (che è quasi sempre rozzo, perchè è quasi sempre sincero), non manca d’importanza. E da essa potremo concludere che il sentimento popolare degli Italiani, mentre si estrinsecava generalmente sotto la forma dell’ironia, era generalmente più favorevole all’Imperatore che al Re di Francia. Nè è da farsene meraviglia. La Francia e la Spagna correvano nella lotta una medesima sorte. Che non avrebbero desiderato gli Italiani, pur di veder cessare nella penisola l’odiosa dominazione spagnuola?