Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/430

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410 rassegna bibliografica

luogo nella letteratura cristiana dove s’incontra questa parola (Philipp. I, I), la lettera prima di Clemente ai Corinti, ove si allude più volte alle loro funzioni, e il fatto che la Dottrina degli Apostoli designa come principale virtù di essi l’ἀφιλαργυρία, se ne può ricavare legittimamente che gli ἐπίσκοποι costituissero un collegio che presiedeva al culto e all’amministrazione della comunità. Al che si collega la questione così discussa del rapporto fra i vescovi e i πρεσβύτεροι nelle comunità primitive. II L. mostra su questo punto di aderire all’opinione sostenuta dal Weizsäcker e specialmente dall’Harnack (presso l’Hatch, Gesellschaftsverf. d. christl. Kirche, p. 229 s. Thcol. Literz. n. 17, 1889, p. 419), e combattuta dall’Hilgenfeld (Zeitschrit für wissensch. Theol. 1886, p. 6 s. cfr. miei Studi d’ant. Lett. Crist., 1887, p. 145 s.), cioè, i due gradi furono originariamente distinti, e che «presbiteri» non indicava se non un titolo onorevole d’anzianità nella Chiesa. A questo proposito crediamo bensì necessario il distinguere la comunità romana dalle comunità giudeo-cristiane di Palestina. La testimonianza di Clemente romano (I. Cor. I, 3, cfr, 44, 5), se vale per la comunità romana, nella quale l’interesse gerarchico si dovè sentir prima che nelle comunità orientali, non si può sicuramente applicare allo studio di quelle; ma ciò non implica che ci sia ignota anche nelle sue linee fondamentali la costituzione della primitiva comunità di Gerusalemme, come pare creda il Loening seguendo l’Harnack. Dalla lettera di Paolo ai Galati il L. (p. 58 s.) ricava che i capi della Comunità di Gerusalemme erano gli Apostoli, ed a fianco dogli Apostoli altri che Paolo (Gal. 2, 2, 6) chiama οἱ δοκοῦντες: ma poiché egli annunzia il suo evangelio all’intera comunità (2, 2), se ne può concludere, a parer suo, che essa non fosse organizzata e che, come prova l’avversione a mangiare cogl’incirconcisi (2, 12-13), i Cristiani non si fossero separati dai Giudei.

Ora lasciando da parte quest’ultima affermazione, che può esser vera in un senso alquanto diverso da quello che le dà l’A., è manifesto nella lettera ai Galati che οἱ δοκοῦντες, con cui ha che fare Paolo nella seconda sua visita a Gerusalemme, non sono altro che οἱ δοκοῦντες στῦλοι εἶναι, di cui parla poco sotto (2, 9), e fra i quali annovera Jacopo, Cefa e Giovanni. E se anche la differenza fra cristiani e giudei era ancor poca e poco visibile, questo non significa che in Gerusalemme e nella Giudea non esistessero già comunità cristiane, come resulta da Gal. 1, 22, sebbene ordinate secondo il tipo delle sinagoghe giudaiche. Né minori argomenti ce ne offrono gli Atti degli Apostoli: perchè nel periodo in cui la comunità è retta dagli Apostoli (e. 1-11) noi troviamo accennato un ordinamento disciplinare (t, 22-24) e già la istituzione del diaconato (6, 1-6), che pure ha i suoi precedenti negli elemosinieri delle si-