Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/432

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
412 rassegna bibliografica

secolo è la conclusione a cui egli arriva che la istituzione del presbiterato sia una derivazione dalle comunità giudaiche, vera bensi nella sua sostanza, è ricavata da scritti corno la lettera di Jacopo, la prima di Pietro e sopratutto le lettere così dette Pastorali, che pochi consentiranno nel considerare come testimonianze del 1.º secolo. All’incontro soltanto dove egli tratta di «Roma e Corinto nella prima metà del 2.º secolo», si giova come fonte della lettera di Clemente, che è uno dei documenti più autorevoli ed importanti, appartenente per consenso quasi unanime al primo secolo. Ora il L. pensa che Clemente usi la parola πρεσβύτεροι in due diversi significati; nella prima parte della lettera nel senso di seniori della comunità, nella seconda nel senso di presidenti o di ἐπίσκοποι. Il Weizsäcker e l’Harnack ve ne trovano invece uno solo, il primo; non mai quello d’un ufficio determinato. E certo chi guardi ai due passi I 3; 21, 6 dovrebbe dar ragione a questi ultimi; e non è men vero che pure nella seconda parte p. es. 57, 1. πρεσβύτεροι è contrapposto direttamente a νέοι; ma d’altro lato mal si può sostenere che nel c. 44 i presbiteri non sieno una classe con un ministero determinato (λειτουργία), e che non vi sia espressa la sostanziale identità dei presbiteri o vescovi, almeno nel periodo precedente.

Poichè le condizioni della Comunità di Gerusalemme, come resultano dalle testimonianze di Paolo e degli Atti degli Apostoli, ci sono confermate da Egesippo, è naturale che il L. discuta il valore storico e l’attendibilità di questa testimonianza, sulla quale non sono concordi critici come l’Harnack e l’Hilgenfeld. L’Harnack crede bensì che i fatti attestati da Egesippo (presso Euseb. II 23) sieno veri, ma l’interpetrazione ch’egli ne dà sia ricavata dallo stato della Chiesa nel secondo secolo. Che quindi Jacopo, come parente di Gesù, stesse a capo della Comunità di Gerusalemme è ben credibile e naturale; ma non è credibile del pari che egli e il suo successore portassero il nome di vescovi, come attesta Egesippo. (Teolog. Literaturz. 1889, p. 425 s.). Il L. invece pensa che già nella Comunità di Palestina si fosse formato un episcopato monarchico, il che non s’accorda coll’altra sua opinione che l’episcopato si formasse dapprima nella Comunità dei gentili-cristiani, mentre il presbiterato venne dalla Comunità di Palestina, e molto meno coli’ altra che in questa mancasse ogni organamento interiore. Poichè non è esatto (p. 108) che Egesippo non attribuisca già a Jacopo il carattere episcopale. Il primo vescovo, secondo Egesippo (Euseb. IV, 22, 4) è manifestamente Jacopo non Simeone, come il L. crede; nè da Euseb. III, 5, 3 si può raccogliere che solo in Pella o nella regione all’oriente del Giordano, e non in Gerusalemme, si organizzasse la Comunità primitiva. Simeone è chiamato più volte vescovo di Gerusalemme anche prima della fuga in Pella (Euseb. III, 1 1, 22, 32),