Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/438

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418 rassegna bibliografica

Ma, nel principio, l’elezione sua rallegrò e Romani e Veneziani: quelli, dopo un primo moto di scontento, gli furono grati della carità e generosità sua che sollevò la miseria grande del popolino; questi si abbandonarono subito a feste infinite per la naturale festività dell’indole, e più, direi io, per l’infiacchimento sempre più grande dei governanti e dei governati, infiacchimento che faceva parere ormai insopportabile anche quella piccola guerra economica collo Stato della Chiesa. 11 governo della Repubblica seppe però serbare la sua dignità in tutto, e quasi più attendere che cercare dal nuovo Pontefice gli accordi di pace.

Parve aurora felice, e non fu; Venezia stessa trovò Clemente spesso aspro, e ostile alla patria sua, e dimentico dell’affetto che essa gli aveva dimostrato sempre e della gioia con cui aveva salutato la sua esaltazione.

È questo in breve il contenuto dell’opuscolo del signor Moschetti: se il contributo che esso reca alla storia di quell’epoca non è molto rilevante, è degna di nota tuttavia la diligenza che l’A. ha posto nel suo lavoro. Giova aggiungere che in esso l’A. ha intercalato spesso poesie popolari veneziane e romane e parecchio pasquinate. Non oserei però convenire con lui, che le giudica sovente notevoli e piccantissime; mentre quasi tutte sono, almeno a mio giudizio, assai insipide e di poca o punta importanza.

C. E.




Historia do Infante D. Duarte irmão de el-rei D. Joào IV, por José Ramos-Coelho, socio correspondente da Academia Real das Sciencias de Lisboa ec. - Lisbona, 1889-1890. Volumi 2 in 8.°

Assai pietosi davvero i casi di D. Duarte, figliuolo secondogenito di Teodosio, duca di Braganza. Nato nel 1605, durante queir unione ispano-portoghese a cui il Portogallo fieramente ricalcitrava, e appartenente alla famiglia su cui più e più s’affisavano gli sguardi dei patrioti man mano che andavano svanendo le speranze nel sognato ritorno di D. Sebastiano, crebbe atto al fare, senza che le sue attitudini avessero opportunità di sfogo. Alla fine del 1630 Teodosio moriva, e gli succedeva nel ducato il figlio maggiore Giovanni: il quale due anni appresso stringeva nozze, che resero a Duarte meno grata la dimora nella nativa Villa Vinosa, e che ebbero così parte non piccola nel determinarlo a cercar altrove fortuna. Nel 1634 egli pensò di offrire all’impero, impegnato nella guerra dei Trent’anni, il suo braccio vigoroso, e si condusse in Germania, dove riuscì ben accetto a Ferdinando II e a tutti i suoi. Per ben sei anni militò con molto onore sotto le