Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/115

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sesto 109


16
     Rinaldo per Dalinda impetrò grazia,
che se n’andò di tanto errore esente;
la qual per voto, e perché molto sazia
era del mondo, a Dio volse la mente:
monaca s’andò a render fin in Dazia,
e si levò di Scozia immantinente.
Ma tempo è omai di ritrovar Ruggiero,
che scorre il ciel su l’animal leggiero.

17
     Ben che Ruggier sia d’animo constante,
né cangiato abbia il solito colore,
io non gli voglio creder che tremante
non abbia dentro piú che foglia il core.
Lasciato avea di gran spazio distante
tutta l’Europa, et era uscito fuore
per molto spazio il segno che prescritto
avea giá a’ naviganti Ercole invitto.

18
     Quello ippogrifo, grande e strano augello,
lo porta via con tal prestezza d’ale,
che lascieria di lungo tratto quello
celer ministro del fulmineo strale.
Non va per l’aria altro animal sì snello,
che di velocitá gli fosse uguale:
credo ch’a pena il tuono e la saetta
venga in terra dal ciel con maggior fretta.

19
     Poi che l’augel trascorso ebbe gran spazio
per linea dritta e senza mai piegarsi,
con larghe ruote, omai de l’aria sazio,
cominciò sopra una isola a calarsi;
pari a quella ove, dopo lungo strazio
far del suo amante e lungo a lui celarsi,
la vergine Aretusa passò invano
di sotto il mar per camin cieco e strano.