Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/120

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114 canto


36
     Veloci vi correvano i delfini,
vi venia a bocca aperta il grosso tonno;
i capidogli coi vècchi marini
vengon turbati dal lor pigro sonno;
muli, salpe, salmoni e coracini
nuotano a schiere in piú fretta che ponno;
pistrici, fisiteri, orche e balene
escon del mar con monstruose schiene.

37
     Veggiamo una balena, la maggiore
che mai per tutto il mar veduta fosse:
undeci passi e piú dimostra fuore
de l’onde salse le spallacele grosse.
Caschiamo tutti insieme in uno errore,
perch’era ferma e che mai non si scosse:
ch’ella sia una isoletta ci credemo,
cosí distante ha l’un da l’altro estremo.

38
     Alcina i pesci uscir facea de l’acque
con semplici parole e puri incanti.
Con la fata Morgana Alcina nacque,
io non so dir s’a un parto o dopo o inauti.
Guardommi Alcina; e subito le piacque
l’aspetto mio, come mostrò ai sembianti:
e pensò con astuzia e con ingegno
tormi ai compagni; e riuscí il disegno.

39
     Ci venne incontra con allegra faccia,
con modi grazïosi e riverenti,
e disse: — Cavallier, quando vi piaccia
far oggi meco i vostri alloggiamenti,
io vi farò veder, ne la mia caccia,
di tutti i pesci sorti differenti:
chi scaglioso, chi molle e chi col pelo;
e saran piú che non ha stelle il cielo.