Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/136

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130 canto


16
     Avea in ogni sua parte un laccio teso,
o parli o rida o canti o passo muova:
né maraviglia è se Ruggier n’è preso,
poi che tanto benigna se la truova.
Quel che di lei giá avea dal mirto inteso,
com’è perfida e ria, poco gli giova;
ch’inganno o tradimento non gli è aviso
che possa star con sí soave riso.

17
     Anzi pur creder vuol che da costei
fosse converso Astolfo in su l’arena
per li suoi portamenti ingrati e rei,
e sia degno di questa e di piú pena:
e tutto quel ch’udito avea di lei,
stima esser falso; e che vendetta mena,
e mena astio et invidia quel dolente
a lei biasmare, e che del tutto mente.

18
     La bella donna che cotanto amava,
novellamente gli è dal cor partita;
che per incanto Alcina gli lo lava
d’ogni antica amorosa sua ferita;
e di sé sola e del suo amor lo grava,
e in quello essa riman sola sculpita:
sí che scusar il buon Ruggier si deve,
se si mostrò quivi inconstante e lieve.

19
     A quella mensa citare, arpe e lire,
e diversi altri dilettevol suoni
faceano intorno l’aria tintinire
d’armonia dolce e di concenti buoni.
Non vi mancava chi, cantando, dire
d’amor sapesse gaudii e passioni,
o con invenzïoni e poesie
rappresentasse grate fantasie.