Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/160

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154 canto


28
     Il principe ch’io dico, ch’era, in vece
d’Oton, rimaso nel seggio reale,
a Rinaldo d’Amon tanto onor fece,
che non l’avrebbe al suo re fatto uguale:
indi alle sue domande satisfece;
perché a tutta la gente marziale
e di Bretagna e de l’isole intorno
di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.

29
     Signor, far mi convien come fa il buono
sonator sopra il suo instrumento arguto,
che spesso muta corda, e varia suono,
ricercando ora il grave, ora l’acuto.
Mentre a dir di Rinaldo attento sono,
(l’Angelica gentil m’è sovenuto,
di che lasciai ch’era da lui fuggita,
e ch’avea riscontrato uno eremita.

30
     Alquanto la sua istoria io vo’ seguire.
Dissi che domandava con gran cura,
come potesse alla marina gire;
che di Rinaldo avea tanta paura,
che, non passando il mar, credea morire,
né in tutta Europa si tenea sicura:
ma l’eremita a bada la tenea,
perché di star con lei piacere avea.

31
     Quella rara bellezza il cor gli accese,
e gli scaldò le frigide medolle:
ma poi che vide che poco gli attese,
e ch’oltra soggiornar seco non volle,
di cento punte l’asinello offese;
né di sua tarditá però lo tolle:
e poco va di passo e men di trotto,
né stender gli si vuol la bestia sotto.