Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


CANTO UNDECIMO

1
     Quantunque debil freno a mezzo il corso
animoso destrier spesso raccolga,
raro è però che di ragione il morso
libidinosa furia a dietro volga,
quando il piacere ha in pronto; a guisa d’orso
che dal mel non sí tosto si distolga,
poi che gli n’è venuto odore al naso,
o qualche stilla ne gustò sul vaso.

2
     Qual raggion fia che ’l buon Ruggier raffrene,
sí che non voglia ora pigliar diletto
d’Angelica gentil che nuda tiene
nel solitario e commodo boschetto?
Di Bradamante piú non gli soviene,
che tanto aver solea fissa nel petto:
e se gli ne sovien pur come prima,
pazzo è se questa ancor non prezza e stima;

3
     con la qual non saria stato quel crudo
Zenocrate di lui piú continente.
Gittato avea Ruggier l’asta e lo scudo,
e si traea l’altre arme impaziente;
quando abbassando pel bel corpo ignudo
la donna gli occhi vergognosamente,
si vide in dito il prezïoso annello
che giá le tolse ad Albracca Brunello.