Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/336

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330 canto


28
     Veggio Prosper Colonna, e di Pescara
veggio un marchese, e veggio dopo loro
un giovene del Vasto, che fan cara
parer la bella Italia ai Gigli d’oro:
veggio ch’entrare inanzi si prepara
quel terzo agli altri a guadagnar l’alloro:
come buon corridor ch’ultimo lassa
le mosse, e giunge, e inanzi a tutti passa.

29
     Veggio tanto il valor, veggio la fede
tanta d’Alfonso (che’l suo nome è questo),
ch’in cosí acerba etá, che non eccede
dopo il vigesimo anno ancora il sesto,
l’imperator l’esercito gli crede,
il qual salvando, salvar non che ’l resto,
ma farsi tutto il mondo ubidïente
con questo capitan sará possente.

30
     Come con questi, ovunque andar per terra
si possa, accrescerá l’imperio antico;
cosí per tutto il mar, ch’in mezzo serra
di lá l’Europa, e di qua l’Afro aprico,
sará vittorioso in ogni guerra,
poi ch’Andrea Doria s’avrá fatto amico.
Questo è quel Doria che fa dai pirati
sicuro il vostro mar per tutti i lati.

31
     Non fu Pompeio a par di costui degno,
se ben vinse e cacciò tutti i corsari;
però che quelli al piú possente regno
che fosse mai, non poteano esser pari:
ma questo Doria, sol col proprio ingegno
e proprie forze, purgherá quei mari;
sí che da Calpe al Nilo, ovunque s’oda
il nome suo, tremar veggio ogni proda.