Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/74

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68 canto


24
     Non che il fulgor del lucido metallo,
come soleva agli altri, a lei nocesse;
ma cosí fece acciò che dal cavallo
contra sé il vano incantator scendesse:
né parte andò del suo disegno in fallo;
che tosto ch’ella il capo in terra messe,
accelerando il volator le penne,
con larghe ruote in terra a por si venne.

25
     Lascia all’arcion lo scudo, che giá posto
avea ne la coperta, e a piè discende
verso la donna che, come reposto
lupo alla macchia il capriolo, attende.
Senza piú indugio ella si leva tosto
che l’ha vicino, e ben stretto lo prende.
Avea lasciato quel misero in terra
il libro che facea tutta la guerra:

26
     e con una catena ne correa,
che solea portar cinta a simil uso;
perché non men legar colei credea,
che per adietro altri legare era uso.
La donna in terra posto giá l’avea:
se quel non si difese, io ben l’escuso;
che troppo era la cosa differente
tra un debol vecchio e lei tanto possente.

27
     Disegnando levargli ella la testa,
alza la man vittoriosa in fretta;
ma poi che ’l viso mira, il colpo arresta,
quasi sdegnando sì bassa vendetta:
un venerabil vecchio in faccia mesta
vede esser quel ch’ella ha giunto alla stretta,
che mostra al viso crespo e al pelo bianco
etá di settanta anni o poco manco.