Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/76

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70 canto


32
     Pur ch’uscir di lá su non si domande,
d’ogn’altro gaudio lor cura mi tocca;
che quanto averne da tutte le bande
si può del mondo, è tutto in quella ròcca:
suoni, canti, vestir, giuochi, vivande,
quanto può cor pensar, può chieder bocca.
Ben seminato avea, ben cogliea il frutto;
ma tu sei giunto a disturbarmi il tutto.

33
     Deh, se non hai del viso il cor men bello,
non impedir il mio consiglio onesto!
Piglia lo scudo (ch’io tel dono) e quello
destrier che va per l’aria cosí presto;
e non t’impacciar oltra nel castello,
o tranne uno o duo amici, e lascia il resto;
o tranne tutti gli altri, e piú non chero,
se non che tu mi lasci il mio Ruggiero.

34
     E se disposto sei volermel tòrre,
deh, prima almen che tu’l rimeni in Francia,
piacciati questa afflitta anima sciorre
de la sua scorza, ormai putrida e rancia! —
Rispose la donzella: — Lui vo’ porre
in libertá: tu, se sai, gracchia e ciancia;
né mi offerir di dar lo scudo in dono,
o quel destrier, che miei, non piú tuoi sono:

35
     né s’anco stesse a te di tòrre e darli,
mi parrebbe che ’l cambio convenisse.
Tu di’ che Ruggier tieni per vietarli
il male influsso di sue stelle fisse.
O che non puoi saperlo, o non schivarli,
sappiendol, ciò che ’l ciel di lui prescrisse:
ma se ’l mal tuo, c’hai sí vicin, non vedi,
peggio l’altrui c’ha da venir prevedi.