Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/78

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72 canto


40
     Quivi è Gradasso, quivi è Sacripante,
quivi è Prasildo, il nobil cavalliero
che con Rinaldo venne di Levante,
e seco Iroldo, il par d’amici vero.
Al fin trovò la bella Bradamante
quivi il desiderato suo Ruggiero,
che, poi che n’ebbe certa conoscenza,
le fe’ buona e gratissima accoglienza;

41
     come a colei che piú che gli occhi sui,
piú che ’l suo cor, piú che la propria vita
Ruggiero amò dal dí ch’essa per lui
si trasse l’elmo, onde ne fu ferita.
Lungo sarebbe a dir come, e da cui,
e quanto ne la selva aspra e romita
si cercar poi la notte e il giorno chiaro;
né, se non qui, mai piú si ritrovaro.

42
     Or che quivi la vede, e sa ben ch’ella
è stata sola la sua redentrice,
di tanto gaudio ha pieno il cor, che appella
sé fortunato et unico felice.
Scesero il monte, e dismontaro in quella
valle, ove fu la donna vincitrice,
e dove l’ippogrifo trovaro anco,
ch’avea lo scudo, ma coperto, al fianco.

43
     La donna va per prenderlo nel freno:
e quel l’aspetta fin che se gli accosta;
poi spiega l’ale per l’aer sereno,
e si ripon non lungi a mezza costa.
Ella lo segue: e quel né piú né meno
si leva in aria, e non troppo si scosta;
come fa la cornacchia in secca arena,
che dietro il cane or qua or lá si mena.