Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/99

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quinto 93


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     Lurcanio in questo mezzo dubitando
che ’l fratello a pericolo non vada,
o come è pur commun disio, cercando
di spiar sempre ciò che ad altri accada;
l’era pian pian venuto seguitando,
tenendo l’ombre e la piú oscura strada:
e a men di dieci passi a lui discosto,
nel medesimo ostel s’era riposto.

49
     Non sappiendo io di questo cosa alcuna,
venni al verron ne l’abito c’ho detto,
sí come giá venuta era piú d’una
e piú di due fiate a buono effetto.
Le veste si vedean chiare alla luna;
né dissimile essendo anch’io d’aspetto
né di persona da Ginevra molto,
fece parere un per un altro il volto:

50
     e tanto piú, ch’era gran spazio in mezzo
fra dove io venni e quelle inculte case,
ai dui fratelli, che stavano al rezzo,
il duca agevolmente persuase
quel ch’era falso. Or pensa in che ribrezzo
Arïodante, in che dolor rimase.
Vien Polinesso, e alla scala s’appoggia
che giú manda’gli, e monta in su la loggia.

51
     A prima giunta io gli getto le braccia
al collo, ch’io non penso esser veduta;
lo bacio in bocca e per tutta la faccia,
come far soglio ad ogni sua venuta.
Egli piú de l’usato si procaccia
d’accarezzarmi, e la sua fraude aiuta.
Quell’altro al rio spettacolo condutto,
misero sta lontano, e vede il tutto.