Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/100

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94 canto


40
     Quivi non si trovando altra mercede
ch’al buon pastore et alla moglie dessi,
che serviti gli avea con sí gran fede
dal dí che nel suo albergo si fur messi,
levò dal braccio il cerchio e gli lo diede,
e volse per suo amor che lo tenessi.
Indi saliron verso la montagna
che divide la Francia da la Spagna.

41
     Dentro a Valenza o dentro a Barcellona
per qualche giorno avean pensato porsi,
fin che accadesse alcuna nave buona
che per Levante apparecchiasse a sciorsi.
Videro il mar scoprir sotto a Girona
ne lo smontar giú dei montani dorsi;
e costeggiando a man sinistra il lito,
a Barcellona andar pel camin trito.

42
     Ma non vi giunser prima, ch’un uom pazzo
giacer trovaro in su l’estreme arene,
che, come porco, di loto e di guazzo
tutto era brutto e volto e petto e schene.
Costui si scagliò lor come cagnazzo
ch’assalir forestier subito viene;
e diè lor noia, e fu per far lor scorno.
Ma di Marfisa a ricontarvi torno.

43
     Di Marfisa, d’Astolfo, d’Aquilante,
di Grifone e degli altri io vi vuo’ dire,
che travagliati, e con la morte inante,
mal si poteano incontra il mar schermire:
che sempre piú superba e piú arrogante
crescea fortuna le minaccie e l’ire;
e giá durato era tre dí lo sdegno,
né di placarsi ancor mostrava segno.