Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/106

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100 canto


64
     Fatto è ’l porto a sembianza d’una luna,
e gira piú di quattro miglia intorno:
seicento passi è in bocca, et in ciascuna
parte una ròcca ha nel finir del corno.
Non teme alcuno assalto di fortuna,
se non quando gli vien dal mezzogiorno.
A guisa di teatro se gli stende
la cittá a cerco, e verso il poggio ascende.

65
     Non fu quivi sí tosto il legno sorto
(giá l’aviso era per tutta la terra),
che fur seimila femine sul porto,
con gli archi in mano, in abito di guerra;
e per tor de la fuga ogni conforto,
tra l’una ròcca e l’altra il mar si serra:
da navi e da catene fu rinchiuso,
che tenean sempre instrutte a cotal uso.

66
     Una che d’anni alla Cumea d’Apollo
potè uguagliarsi e alla madre d’Ettorre,
fe’ chiamare il padrone, e domandollo
se si volean lasciar la vita tòrre,
o se voleano pur al giogo il collo,
secondo la costuma, sottoporre.
Degli dua l’uno aveano a tòrre: o quivi
tutti morire, o rimaner captivi.

67
     — Gli è ver (dicea) che s’uom si ritrovasse
tra voi cosí animoso e cosí forte,
che contra dieci nostri uomini osasse
prender battaglia, e desse lor la morte,
e far con diece femine bastasse
per una notte ufficio di consorte;
egli si rimarria principe nostro,
e gir voi ne potreste al camin vostro.