Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/107

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decimonono 101


68
     E sará in vostro arbitrio il restar anco,
vogliate o tutti o parte; ma con patto,
che chi vorrá restare, e restar franco,
marito sia per diece femine atto.
Ma quando il guerrier vostro possa manco
dei dieci che gli fian nimici a un tratto,
o la seconda pruova non fornisca,
voglián voi siate schiavi, egli perisca. —

69
     Dove la vecchia ritrovar timore
credea nei cavallier, trovò baldanza;
che ciascun si tenea tal feritore,
che fornir l’uno e l’altro avea speranza:
et a Marfisa non mancava il core,
ben che mal atta alla seconda danza;
ma dove non l’aitasse la natura,
con la spada supplir stava sicura.

70
     Al padron fu commessa la risposta,
prima conchiusa per commun consiglio:
ch’avean chi lor potria di sé a lor posta
ne la piazza e nel letto far periglio.
Levan l’offese, et il nocchier s’accosta,
getta la fune e le fa dar di piglio;
e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri
escono armati, e tranno i lor destrieri.

71
     E quindi van per mezzo la cittade,
e vi ritruovan le donzelle altiere,
succinte cavalcar per le contrade,
et in piazza armeggiar come guerriere.
Né calciar quivi spron, né cinger spade,
né cosa d’arme puon gli uomini avere,
se non dieci alla volta, per rispettto
de l’antiqua costuma ch’io v’ho detto.