Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/110

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104 canto


80
     Dato che fu de la battaglia il segno,
nove guerrier l’aste chinare a un tratto:
ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno;
si ritirò, né di giostrar fece atto.
Vuol ch’alle leggi inanzi di quel regno,
ch’alla sua cortesia, sia contrafatto.
Si tra’ da parte e sta a veder le pruove
ch’una sola asta fará contra a nove.

81
     Il destrier, ch’avea andar trito e soave,
portò all’incontro la donzella in fretta,
che nel corso arrestò lancia sí grave,
che quattro uomini avriano a pena retta.
L’avea pur dianzi al dismontar di nave
per la piú salda in molte antenne eletta.
Il fier sembiante con ch’ella si mosse,
mille faccie imbiancò, mille cor scosse.

82
     Aperse al primo che trovò, sí il petto,
che fòra assai che fosse stato nudo:
gli passò la corazza e il soprapetto,
ma prima un ben ferrato e grosso scudo.
Dietro le spalle un braccio il ferro netto
si vide uscir: tanto fu il colpo crudo.
Quel fitto ne la lancia a dietro lassa,
e sopra gli altri a tutta briglia passa.

83
     E diede d’urto a chi venia secondo,
et a chi terzo sí terribil botta,
che rotto ne la schena uscir del mondo
fe’ l’uno e l’altro, e de la sella a un’otta:
sí duro fu l’incontro e di tal pondo,
sí stretta insieme ne venia la frotta.
Ho veduto bombarde a quella guisa
le squadre aprir, che fe’ lo stuol Marfisa.