Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/124

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118 canto


24
     e che manco mal era meretrici
andar pel mondo, andar mendiche o schiave,
che se stesse offerire agli supplici
di ch’eran degne l’opere lor prave.
Questi e simil partiti le infelici
si proponean, ciascun piú duro e grave.
Tra loro al fine una Orontea levosse,
ch’origine traea dal re Minosse;

25
     la piú gioven de l’altre e la piú bella
e la piú accorta, e ch’avea meno errato:
amato avea Falanto, e a lui pulzella
datasi, e per lui il padre avea lasciato.
Costei mostrando in viso et in favella
il magnanimo cor d’ira infiammato,
redarguendo di tutte altre il detto,
suo parer disse, e fe’ seguirne effetto.

26
     Di questa terra a lei non parve tòrsi,
che conobbe feconda e d’aria sana,
e di limpidi fiumi aver discorsi,
di selve opaca, e la piú parte piana;
con porti e foci, ove dal mar ricorsi
per ria fortuna avea la gente estrana,
ch’or d’Africa portava, ora d’Egitto
cose diverse e necessarie al vitto.

27
     Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta
del viril sesso che le avea sí offese:
vuol ch’ogni nave, che da venti astretta
a pigliar venga porto in suo paese,
a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;
né de la vita a un sol si sia cortese.
Cosí fu detto e cosí fu concluso,
e fu fatta la legge e messa in uso.