Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/156

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150 canto


4
     Dissi di lui, che di vederla sotto
la sua condotta tanto al cor gli preme,
che n’arrabbia di duol, né le fa motto;
e vanno muti e taciturni insieme:
dissi che poi fu quel silenzio rotto,
ch’ai mondo il sol mostrò le ruote estreme,
da un cavailiero a venturoso errante,
ch’in mezzo del camin lor si fe’ inante.

5
     La vecchia che conobbe il cavalliero,
ch’era nomato Ermonide d’Olanda,
che per insegna ha ne lo scudo nero
attraversata una vermiglia banda,
posto l’orgoglio e quel sembiante altiero,
umilmente a Zerbin si raccomanda,
e gli ricorda quel ch’esso promise
alla guerriera ch’in sua man la mise.

6
     Perché di lei nimico e di sua gente
era il guerrier che con tra lor venia:
ucciso ad essa avea il padre innocente,
e un fratello che solo al mondo avia;
e tuttavolta far del rimanente,
come degli altri, il traditor disia.
— Fin ch’alla guardia tua, donna, mi senti
(dicea Zerbin), non vo’che tu paventi.—

7
     Come piú presso il cavallier si specchia
in quella faccia che sí in odio gli era:
— O di combatter meco t’apparecchia
(gridò con voce minacciosa e fiera),
o lascia la difesa de la vecchia,
che di mia man secondo il merto péra.
Se combatti per lei, rimarrai morto;
che cosí avviene a chi s’appiglia al torto. —