Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/157

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ventesimoprimo 151


8
     Zerbin cortesemente a lui risponde
che gli è desir di bassa e mala sorte,
et a cavalleria non corrisponde
che cerchi dare ad una donna morte:
se pur combatter vuol, non si nasconde;
ma che prima consideri ch’importe
ch’un cavallier, com’era egli, gentile,
voglia por man nel sangue feminile.

9
     Queste gli disse e piú parole invano;
e fu bisogno al fin venire a’ fatti.
Poi che preso a bastanza ebbon del piano,
tornarsi incontra a tutta briglia ratti.
Non van sí presti i razzi fuor di mano,
ch’al tempo son de le allegrezze tratti,
come andaron veloci i duo destrieri
ad incontrare insieme i cavallieri.

10
     Ermonide d’Olanda segnò basso,
che per passare il destro fianco attese:
ma la sua debol lancia andò in fracasso,
e poco il cavallier di Scozia offese.
Non fu giá l’altro colpo vano e casso:
roppe lo scudo, e sí la spalla prese,
che la forò da l’uno all’altro lato,
e riversar fe’ Ermonide sul prato.

11
     Zerbin che si pensò d’averlo ucciso,
di pietá vinto, scese in terra presto,
e levò l’elmo da lo smorto viso;
e quel guerrier, come dal sonno desto,
senza parlar guardò Zerbino fiso;
e poi gli disse: — Non m’è giá molesto
ch’io sia da te abbattuto, ch’ai sembianti
mostri esser fior de’ cavallieri erranti;