Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/162

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156 canto


28
     Per altro modo punirò il tuo fallo,
che le mie man piú nel tuo sangue porre. —
Cosí dicendo, fece sul cavallo
di verdi rami una bara comporre,
e quasi morto in quella riportano
dentro al castello in una chiusa torre,
dove in perpetuo per punizione
condannò l’innocente a star prigione.

29
     Non però ch’altra cosa avesse manco,
che la libertá prima del partire;
perché nel resto, come sciolto e franco
vi commandava e si facea ubidire.
Ma non essendo ancor l’animo stanco
di questa ria del suo pensier fornire,
quasi ogni giorno alla prigion veniva;
ch’avea le chiavi, e a suo piacer l’apriva:

30
     e movea sempre al mio fratello assalti,
e con maggiore audacia che di prima.
— Questa tua fedeltá (dicea) che valti,
poi che perfidia per tutto si stima?
Oh che trionfi glorïosi et alti!
oh che superbe spoglie e preda opima!
oh che merito al fin te ne risulta,
se, come a traditore, ognun t’insulta!

31
     Quanto utilmente, quanto con tuo onore
m’avresti dato quel che da te volli!
Di questo sí ostinato tuo rigore
la gran mercé che tu guadagni, or tolli:
in prigion sei, né crederne uscir fuore,
se la durezza tua prima non molli.
Ma quando mi compiacci, io farò trama
di racquistarti e libertade e fama. —